Appunti Sparsi Retrò
Prima cosa, è d'uopo invitare a casa una ragazza che è lì con lo specifico intento di circuirci. Appena in casa fingersi sorpresi della visita, guardarle in sedere e parlare gesticolando come una scimmia attaccata dalle mosche. Poi sarebbe il caso di dimostrare la propria maturità intellettuale facendo giocare la languida ospite con Super Mario; l’occasione è perfetta per cimentarsi in squisite metafore cavalleresche che scoprano appena appena le nostre intenzioni; che so, dirle che per “arrivare alla principessa” bisogna “superare un sacco di ostacoli” e naturalmente, anticipare “un sacco di salti”. Ah e il polipo, mi raccomando: la modalità octopus è d’obbligo.
La donzella, che era pronta a concedersi ancora prima di suonare al citofono, si convincerà del tutto a “un sacco di salti”. Tanto che, quando si risponderà al telefono mentre si è con lei (altra mossa imprescindibile) e si dimostrerà di non avere idea di come cavolo si chiami, la ragazza riderà divertita e continuerà a giocare con concentrazione professionale.
Mi chiedo quanti calci negli stinchi siano stati assegnati dalle dirette interessate dopo l’applicazione del metodo Nintendo.
[Detto questo, quella console e quel Mario erano l’idea di videogioco più bella che sia mai esistita.]
â–ºHo trovato lo spot che portava i bambini degli anni ‘80 a conoscenza dell’esistenza dell'Acqua Watch, un inutile (quindi un must have, mi pare chiaro) orologio con l’oscuro potere dell’ecologia di ricaricarsi con l’acqua, un riscatto dei punti del Mulino Bianco.
Lo spot è splendido: dei ragazzini sono al bancone del bar con l’atteggiamento vissuto del cacciatore e i loro bicchieri d’acqua/acqua e menta (o Anitra WC Gel, unica alternativa per densità e colore), comportandosi in modo del tutto illogico per la loro età, vale a dire guardando con sospetto interesse una bambina che è ovviamente una futura top model, ma che in quella fase della vita di un ragazzino ha lo stesso perché di una busta di plastica in mezzo all’oceano.
Il motivo per cui lei si trova lì, d’altronde, è ben lontano dal suscitare ammirazione per la sua beltà; è pacifico che lo scopo sia sfoggiare il suo orologio che si rigenera tramite annegamento.
E, grazie allo stesso oggetto, gli equilibri tornano nella rassicurante consuetudine di identità quando i playboy undicenni vedono che l’orologio della nuova venuta si carica con l’acqua: al che smettono totalmente di interessarsi alla sua esistenza e iniziano a morire dietro al meraviglioso regalo del Mulino Bianco, conquistabile con venti miseri punti; diciassette, per l’esattezza, visto che per pena loro te ne regalavano tre. Non so se ci rendiamo conto. Chili su chili di merendine confezionate, presumo ingurgitate tramite imbuto e a tempo record per non far scadere la promozione, per ricevere un orologino in plastica mostruoso, ornato di quella mascotte di Italia Novanta, un pupazzo vodoo cubista/omaggio a Rubik, che penzolava dai portachiavi dell’italiano medio come un cadaverino impiccato.
Non c’è bisogno di dirlo, io L’AMAVO.
Ci sono eh! ..A singhiozzo, ma ci sono. Contro il demone Adsl ho vinto io; quanto a quello esami universitari sessione invernale, sto riunendo le truppe sinaptiche.




