Da quando ha infestato il nostro Paese con i telefonini per tutti, la Tim ha spesso usato la trovata di creare delle storie a puntate che si sviluppano spot dopo spot; idea che sarebbe anche interessante, se non fosse per il contenuto delle storie, sempre insipide, sempre brutte, sempre peggio.
L’ultima telenovela da mezzo soldo è quella di tre sedicenti musicisti che devono raggiungere chissà quale PalaLottomatica per suonare chissà quale ottima musica.
Di seguito, i tre episodi finora propinati di questa inutile saga post-adolescenziale.
Episodio I
Il Tastierista Rinsavito
I tre hanno il bisogno di star fermi in mezzo alle strade sterrate per contemplare la campagna, di modo che possano sbriciolarci addosso i loro pensierini da seconda elementare.
Vi prego,
guardate come ce li presentano.
«Come comincia questa storia? Beh
[come si schermisce, è l’artista umile], da un sogno, il sogno di farcela insieme».
Per prima cosa, nessuno, ma proprio nessuno, ti ha chiesto come comincia la vostra traversata della provincia per raggiungere un bar per motari.
Ma, visto che insiste, continua a raccontarci lo sviluppo di questa robetta stravista dei ragazzi che vogliono avere successo nello
showbiz, quello che negli ultimi anni vogliono farci credere l’unico sogno disponibile, poveri illusi.
Quello che non riesce a tenere la boccaccia chiusa è Alan, il batterista che con trenta gradi all’ombra c’ha lo sciarpone e la felpa con la zip, Alan che guarda i compagni sorridendo raggiante come un papà guarda i suoi figli (ritengo opportuno un test delle urine). Alan che ci tiene a presentarci Luca, il bassista solitario che deve provare nelle radure; non mi stupirei se ululasse, nelle notti di luna piena.
Poi c’è Marco, il nostro
Pete Doherty col cappelluccio delle grandi occasioni, che si siede sui sassi a fingere di suonare. E’ il trascinatore, lui, mica uno qualsiasi, così determinato a farcela che si accorge che forse non è il caso di raccogliere margherite e prendere zecche, se li aspettano al locale; per i suoi accordi fasulli, trae ispirazione fissando sbavoso la foto di una tizia nuda che l’ha piantato di recente.
Infine, il mio personaggio preferito, il tastierista: uno che ha detto loro: «Andate avanti, che poi vi raggiungo» e non s’è fatto mai più vedere, tirando pacco con un sms.
Ciò causa nel povero vocalist una fastidiosa sindrome dell’abbandono moderatamente isterica, per cui si lagna di essere mollato da tutti.
Meglio ancora, chiama il pub per lamentarsi anche un po’ con loro, dicendo che il tastierista li ha lasciati in mezzo a una strada, come se avesse succhiato la benzina con la cannuccia per lasciarli a secco.
Risponde una misteriosa bionda, che ci fanno vedere solo di spalle o da inquadrature malandrine, in modo da incollarci alla saga per vedere quanto valga la pena cercare le sue foto in internet.
La ragazza, per curiosa coincidenza, "con le tastiere ci sa fare".
Con rinnovato entusiasmo, i tre rientrano nel trabiccolo e speculano su come sarà, la signorina. Il professionale trascinatore dichiara che l’importante è il talento, lo strafatto in sciarpa non vede l’ora di metterle le mani addosso.
Innovativi più che mai, iniziano a cantare
Con Te Partirò, una canzone che non piaceva neanche a Bocelli mentre la cantava
[1].
No, bello, eh, che esordio promettente.
Episodio II
Può una ragazza essere bella e talentuosa nello stesso tempo?
Certo che sì! Ma non è questo il caso.
Il successivo,
triste episodio si apre con i nostri eroi che arrivano al “pub”. In realtà è un capanno per gli attrezzi gigante o un punto di ristoro per i guardiani dello zoo, non c’è altra spiegazione per cui una casetta di legno stia sopra una collina in campagna in mezzo al nulla.
Alla band non interessano questi dettagli, devono vedere la nuova tastierista; Alan, che non ha mai conosciuto una donna, sta praticamente per avere un infarto e farfuglia profezie per cui sente dalle viscere che quella che si ritrovano davanti è la ragazza che cercano. Vedi te, cretino, ci avete parlato al telefono, l’altra è dietro il banco perciò è la barista, per il resto c’è solo lei là dentro.
Qui inizia ad avvertirsi il potere empio dello squallore: come se all’improvviso fosse partita
You Can Leave Yor Hat On di Joe Cocker, la bionda -sempre di spalle- si scioglie i capelli e scuote la chioma dorata, poi, fingendo di non averli visti e di non aver preparato questa scenetta patetica di chi è in cerca di attenzioni, si volta di scatto e dice:
«Siete voi?»
«Sì, siamo noi, sei tu?»
«Sì.»
Ma che cavolo di dialogo è? Io sono io, voi siete voi, noi siamo noi? E se la ragazza stesse aspettando anche il
Trio Pagliacci Sadomaso? Siete sempre voi?
Si continua con le presentazioni:
«Ben arrivati, io sono Fiammetta»
«Ah, Fiammetta, ecco perché sento caldo!»
No, deficiente, senti caldo perché è maggio e tu hai la sciarpa di lana e la felpa di vellutino. Mentre tutti gli altri nella stanza alzano gli occhi al cielo e si vergognano, Fiammetta è onoratissima da questa battuta e ridacchia, che amarezza. In tal proposito, fanciulla cara, sei senza dubbio molto carina, ma non sei la più sexy dell’universo, quando sorridi a volte sembri uno squalo tigre e ti atteggi un po’; ti suggerisco di osservare i manifesti pubblicitari che ti ritraggono affissi nelle città, per farti un’idea: ti sembra il caso di fare sempre quello sguardo da porca vogliosa? Magari sei anche una ragazza perbene, ma se continui ad imbarazzare così non ci crede più nessuno.. Scendi dal cubo, su su, da brava, ecco, è tutto finito.
La sera, il pub è stracolmo di gente che assiste cantando e scatenandosi all’irresistibile ritmo di
Con Te Partirò, sembra un raduno scout nella baita.
In tutto questo, prima di gasare Fiammetta con le luci della ribalta, nessuno le ha chiesto di provare le tastiere: siccome è bella, è assunta. Ma forse avrebbero dovuto, perché è chiaro che
saperci fare con le tastiere non è uguale a
saperci fare con i tastieristi, così dobbiamo tutti assistere all’assalto fisico da parte della ragazza (ricurva come una strega sul calderone, che portamento) ai tasti, pestati e graffiati con le unghie. Ho capito subito chi è il suo modello ispiratore, Olive di
Little Miss Sunshine (andate al segmento 1:56-2:00, ditemi se non è lei!).
Oh: e canta al microfono con una voce maschile, com’è poliedrica.
La splendida performance termina con un suo sguardo assatanato rivolto ad Alan, che ormai è talmente abbindolato da innalzare telepatici calici al suo inesistente talento musicale.
Episodio III
Come Cambiano I Sogni
In questo
appuntamento della saga si riprende la recita dell’asilo, in qualità di sottofondo per i petulanti pensierini di Alan. Tutti hanno in odio Fiammetta –scientificamente corretto- ma per me lui è ancora peggio, perché parla per frasi fatte e luoghi comuni, credendosi sto grande poeta del nuovo millennio. Com’è bello far parte di qualcosa, com’è bella la
Tim Tribù (ancora?! Ma hai trent’anni, che te ne fai della
Tim Tribù?), avrò
Messenger e
Facebook sempre con me, bella lì.
Stridula come una gallina col proprio uovo in gola, Fiammetta urla complimenti al trascinatore depresso, ma si rabbuia subito perché, nonostante il rimestio di boccoli, non viene calcolata di striscio; Marco ha visto la sua ex, sì, quella della foto nuda, che ha assistito al suo show e scappa giustamente schifata, sgommando su una
Cinquecento.
Ed io che credevo che il binomio morettina indecisa e confusa - strimpellatore sfigatello e innamorato avesse raggiunto l’apoteosi con
I Cesaroni.
Fiammetta ci tiene a sapere chi sia, questa Valentina che le ruba la scena. Alan le risponde che per saperlo deve entrare nella band, all’insegna del: “Provarci sempre e comunque”.
Caro Alan, visto che erano parole tue: te lo ricordi, vero, che questo è il sogno di
farcela insieme, non quello di
fartela tu?
[1] Questa è di Houston, che ringrazio.