CSI: Miami
pensato da Jonlooker il domenica, 16 novembre 2008 ,21:30
Come avevo da tanto tempo preventivato di fare, parlerò di CSI: Miami, il telefilm più seguito al mondo.
Lo sappiamo tutti che è inverosimile e pretenzioso, ma è anche così colorato e sfizioso che l’episodio passa velocemente. Ed è divertentissimo da commentare, non c'è bisogno di dirlo!
Come al solito, ho scelto di parlare di persone e avvenimenti in modo del tutto arbitrario, lo dico in modo che, se c’è (faccio un esempio per assurdo, eh) un’accanita fan della serie che vuole crocifiggermi, potrà farlo agevolmente, poiché tutti i fronti sono disponibili.
I personaggi
Ho scelto quelli che ritenevo più significativi.
Horatio Caine
Immaginate il folletto di San Patrizio, solo alto due metri. E che si veste a metà tra un bodyguard e il titolare di un’impresa di pompe funebri. Ha l’impulso irrefrenabile di adottare ogni delinquente/tossico/disadattato che gli ispiri simpatia, ha un figlio mariuolo e sfortunatissimo che sta in prigione e credo che ciò sia per lui una soddisfazione appagante.
Per guardare l’interlocutore, piega la testa come un allocco, solitamente per poi dire una frase d’effetto come «io non credo negli incidenti, signor Wolfe» senza mai togliersi quegli orridi occhiali da sole.
Calleigh Duquesne
Non lasciatevi ingannare dal fatto che il doppiaggio italiano le appioppi un vocione da centralinista erotica ultracinquantenne: in realtà la sua voce è quella di una cheerleader quindicenne alla terza vodka. Restando in tema, suo padre è alcolizzato: ciò spiega il perché sua figlia abbia un nome del genere -una persona sobria non gliel’avrebbe dato.
Nella prima stagione sfoggiava una capigliatura alla Raperonzolo, pian piano ha ridotto le lunghezze per non inciampare sui propri capelli mentre camminava. Tuttavia, continua a inquinare scene del crimine scuotendo la testa per riavviare la folta criniera. Esperta di balistica, gironzola ogni dove nei laboratori per fare domande inutili o raccontare quanto è brava a collegare il proiettile alla pistola che potrebbe averlo sparato.
Erik Delko
Personaggio dal decorso curioso; vi basti sapere che in una puntata gli sparano alla testa e l’ultimo fotogramma prima del buio ce lo regala con gli occhi sbarrati, mentre il lago di sangue si allarga sull’asfalto. Alla puntata successiva si scopre che non è per niente morto, ma il suo cervello è terribilmente compromesso. La puntata dopo il suo cervello gli fa solo inquinare le prove, ordine del giorno (per maggiori dettagli, leggere la voce "Valera"). Dalla puntata ancora dopo in poi tutto torna come prima e nessuno si ricorda che era morto (morto, vi dico! ).
Beh, escludendo quel giorno che ha risolto un caso grazie ai consigli del collega defunto.
Ryan Wolfe
Una specie di figliol prodigo, che viene pure licenziato e indagato perché gioca d’azzardo e finge di non conoscere i sospettati a cui realtà deve dei soldi, o qualcosa di simile (o tutto quanto appena detto più qualcosa di simile).
In realtà non è che faccia niente degno di nota, tant’è che pare sfottimento quando Horatio Caine lo chiama «signor Wolfe» sebbene l’abbia preso a cuore quei cinque minuti necessari a farlo rientrare nella squadra.
Natalia Boa Vista
Un fenomeno: si veste inguainata di tessuti fiorati pronti a rompersi, provati dal suo fisico giunonico. Per questo, quando si deve abbassare verso il pavimento a raccogliere prove, sembra che abbia il colpo della strega. Come Calleigh, spazzola vetrini e fialette con i suoi capelli fluenti e nessuno le dice niente. Ha l’autorizzazione a portare armi senza saper sparare, cosa, questa, miracolosa quasi quanto il fatto che Delko sia risorto. Alla sesta stagione si rende conto che è il caso di prendere lezioni (meglio tardi che mai, bella mia) e si disintegra una spalla con il rinculo.
Alex Woods
L’anatomopatologa, un personaggio fantastico. Immaginatevi una carneficina, con fontane di sangue, interiora che sbocciano sull’asfalto, facciamo un bel cadavere che zampilla da ogni arteria che conti. Lei arriva in bilico su tacchi vertiginosi, vestita con un tailleur Dior color ala di arcangelo e occhialoni da sole dello stesso stilista, con la sua valigetta che è in realtà un beauty metallico di Sephora. Si inginocchia, prende la testa mozzata che sta in una pozza di sangue poco lontano da dove sta il legittimo proprietario e le sussurra «E’ stata proprio una brutta giornata, non è vero tesoro?» Si rialza senza essersi minimamente sporcata e se ne va.
Ritornata all’obitorio, converserà con il morto per tutta la durata dell’autopsia, esclusi i momenti in cui Calleigh verrà a reclamare bossoli o a fare domande cretine.
Valera
Nel CSI di Las Vegas c’è un addetto per ogni cosa: uno ai file audio, uno all’analisi pezzi di carta, una per il veleno di serpente (sul serio, io me la ricordo, era una giapponesina tatuata), uno messo apposta per irritare Grissom; a Miami no, fa tutto Valera, che ricordo aver raggiunto un considerevole numero di reclami, azioni disciplinari e quant’altro perché bypassa le regole o si dimentica di compiere azioni fondamentali. Eppure è ancora là a mandare all’aria i casi.
La trama
Si costruisce generalmente sul seguente canovaccio:
C’è della gente (= Top Models e Bagnini di Riace) che, su modello Satiri e Baccanti, balla alla festa di un discografico e della sua moglie diciottenne in vestaglia leopardata. Musica cubana rappeggiante, flûte pieni e vuoti, tutti quelli che vogliono coprirsi stanno in costume da bagno. A un certo punto, passa un’auto nera, diciamo un’Escalade, da cui un braccio malandrino scarica un paio di caricatori di un’arma automatica. Tutti scappano urlando, ovviamente. Resta a terra solo la vittima, una ragazza in bikini che è stata colpita al petto e, nonostante l’abbondante silicone, è morta all’istante. Arriva zompettando la squadra di cui sopra, in formazione variabile; Horatio piega la testa di lato, il poliziotto accanto a lui dice una cosa come «Povera ragazza, così bella» e Horatio risponde con uscite tipo: «la morte non si cura della bellezza».
(Sigla con urlo disumano iniziale.)
La morta è a colloquio con Alex, arriva Calleigh dicendo che vuole il proiettile. Ovviamente Alex “stava giusto per estrarlo” e tira fuori una protesi al seno da cinque chili e col bisturi estrae il proiettile, lo mette in un Frigoverre e glielo porge, aggiungendo: «Ma c’è di più: il secondo proiettile è stato deviato e ha colpito la rotula». «La rotula? Intendi quella cosa tonda sul ginocchio?» Segue spiegazione che in confronto Esplorando Il Corpo Umano è la versione colta di New Scientist.
[Inframmezzo di musica lounge in cui tutti spennellano corrimani e fanno calchi di impronte, trovano preservativi negli angoli più remoti (di cui cercheranno riscontro nel database mondiale dei preservativi trovando una corrispondenza dopo otto secondi netti), champagne, una stanza segreta per il sadomaso e una museruola nella lavastoviglie.]
Intanto, in una sala interrogatori di gran lunga più luminosa del mio soggiorno, si prende una rosa di sospettati: un cubano sfregiato che fa parte di una banda, un riccone con gli anelli d’oro e la camicia fantasia, una modella che arrotonda facendo la prostituta per un membro del Congresso. Sono accumunati dal fatto che sono i primi tre con l’Escalade nera nella lista stampata da Natalia. Il cubano non sarà lui (questo per dirci che siamo stati cattivi a pensare male del primo ispanico sul tavolo), restano gli altri due, che possono averlo fatto insieme o separatamente, senz’altro per un motivo cretino (tipo «non mi ha restituito la mazza da golf che gli avevo prestato l’anno scorso», «quel costume al negozio l’avevo visto prima io», eccetera eccetera).
Horatio guarda il colpevole con la testa di lato, gli dice una frase sulla fugacità della vita e lo sbatte in galera. Se invece il colpevole è la ragazza, le dice «posso aiutarti a cambiare vita», le allunga il suo biglietto da visita, le assegna un vitalizio e le dà il suo cognome.
Lo sappiamo tutti che è inverosimile e pretenzioso, ma è anche così colorato e sfizioso che l’episodio passa velocemente. Ed è divertentissimo da commentare, non c'è bisogno di dirlo!
Come al solito, ho scelto di parlare di persone e avvenimenti in modo del tutto arbitrario, lo dico in modo che, se c’è (faccio un esempio per assurdo, eh) un’accanita fan della serie che vuole crocifiggermi, potrà farlo agevolmente, poiché tutti i fronti sono disponibili.
I personaggi
Ho scelto quelli che ritenevo più significativi.
Horatio Caine
Immaginate il folletto di San Patrizio, solo alto due metri. E che si veste a metà tra un bodyguard e il titolare di un’impresa di pompe funebri. Ha l’impulso irrefrenabile di adottare ogni delinquente/tossico/disadattato che gli ispiri simpatia, ha un figlio mariuolo e sfortunatissimo che sta in prigione e credo che ciò sia per lui una soddisfazione appagante.
Per guardare l’interlocutore, piega la testa come un allocco, solitamente per poi dire una frase d’effetto come «io non credo negli incidenti, signor Wolfe» senza mai togliersi quegli orridi occhiali da sole.
Calleigh Duquesne
Non lasciatevi ingannare dal fatto che il doppiaggio italiano le appioppi un vocione da centralinista erotica ultracinquantenne: in realtà la sua voce è quella di una cheerleader quindicenne alla terza vodka. Restando in tema, suo padre è alcolizzato: ciò spiega il perché sua figlia abbia un nome del genere -una persona sobria non gliel’avrebbe dato.
Nella prima stagione sfoggiava una capigliatura alla Raperonzolo, pian piano ha ridotto le lunghezze per non inciampare sui propri capelli mentre camminava. Tuttavia, continua a inquinare scene del crimine scuotendo la testa per riavviare la folta criniera. Esperta di balistica, gironzola ogni dove nei laboratori per fare domande inutili o raccontare quanto è brava a collegare il proiettile alla pistola che potrebbe averlo sparato.
Erik Delko
Personaggio dal decorso curioso; vi basti sapere che in una puntata gli sparano alla testa e l’ultimo fotogramma prima del buio ce lo regala con gli occhi sbarrati, mentre il lago di sangue si allarga sull’asfalto. Alla puntata successiva si scopre che non è per niente morto, ma il suo cervello è terribilmente compromesso. La puntata dopo il suo cervello gli fa solo inquinare le prove, ordine del giorno (per maggiori dettagli, leggere la voce "Valera"). Dalla puntata ancora dopo in poi tutto torna come prima e nessuno si ricorda che era morto (morto, vi dico! ).
Beh, escludendo quel giorno che ha risolto un caso grazie ai consigli del collega defunto.
Ryan Wolfe
Una specie di figliol prodigo, che viene pure licenziato e indagato perché gioca d’azzardo e finge di non conoscere i sospettati a cui realtà deve dei soldi, o qualcosa di simile (o tutto quanto appena detto più qualcosa di simile).
In realtà non è che faccia niente degno di nota, tant’è che pare sfottimento quando Horatio Caine lo chiama «signor Wolfe» sebbene l’abbia preso a cuore quei cinque minuti necessari a farlo rientrare nella squadra.
Natalia Boa Vista
Un fenomeno: si veste inguainata di tessuti fiorati pronti a rompersi, provati dal suo fisico giunonico. Per questo, quando si deve abbassare verso il pavimento a raccogliere prove, sembra che abbia il colpo della strega. Come Calleigh, spazzola vetrini e fialette con i suoi capelli fluenti e nessuno le dice niente. Ha l’autorizzazione a portare armi senza saper sparare, cosa, questa, miracolosa quasi quanto il fatto che Delko sia risorto. Alla sesta stagione si rende conto che è il caso di prendere lezioni (meglio tardi che mai, bella mia) e si disintegra una spalla con il rinculo.
Alex Woods
L’anatomopatologa, un personaggio fantastico. Immaginatevi una carneficina, con fontane di sangue, interiora che sbocciano sull’asfalto, facciamo un bel cadavere che zampilla da ogni arteria che conti. Lei arriva in bilico su tacchi vertiginosi, vestita con un tailleur Dior color ala di arcangelo e occhialoni da sole dello stesso stilista, con la sua valigetta che è in realtà un beauty metallico di Sephora. Si inginocchia, prende la testa mozzata che sta in una pozza di sangue poco lontano da dove sta il legittimo proprietario e le sussurra «E’ stata proprio una brutta giornata, non è vero tesoro?» Si rialza senza essersi minimamente sporcata e se ne va.
Ritornata all’obitorio, converserà con il morto per tutta la durata dell’autopsia, esclusi i momenti in cui Calleigh verrà a reclamare bossoli o a fare domande cretine.
Valera
Nel CSI di Las Vegas c’è un addetto per ogni cosa: uno ai file audio, uno all’analisi pezzi di carta, una per il veleno di serpente (sul serio, io me la ricordo, era una giapponesina tatuata), uno messo apposta per irritare Grissom; a Miami no, fa tutto Valera, che ricordo aver raggiunto un considerevole numero di reclami, azioni disciplinari e quant’altro perché bypassa le regole o si dimentica di compiere azioni fondamentali. Eppure è ancora là a mandare all’aria i casi.
La trama
Si costruisce generalmente sul seguente canovaccio:
C’è della gente (= Top Models e Bagnini di Riace) che, su modello Satiri e Baccanti, balla alla festa di un discografico e della sua moglie diciottenne in vestaglia leopardata. Musica cubana rappeggiante, flûte pieni e vuoti, tutti quelli che vogliono coprirsi stanno in costume da bagno. A un certo punto, passa un’auto nera, diciamo un’Escalade, da cui un braccio malandrino scarica un paio di caricatori di un’arma automatica. Tutti scappano urlando, ovviamente. Resta a terra solo la vittima, una ragazza in bikini che è stata colpita al petto e, nonostante l’abbondante silicone, è morta all’istante. Arriva zompettando la squadra di cui sopra, in formazione variabile; Horatio piega la testa di lato, il poliziotto accanto a lui dice una cosa come «Povera ragazza, così bella» e Horatio risponde con uscite tipo: «la morte non si cura della bellezza».
(Sigla con urlo disumano iniziale.)
La morta è a colloquio con Alex, arriva Calleigh dicendo che vuole il proiettile. Ovviamente Alex “stava giusto per estrarlo” e tira fuori una protesi al seno da cinque chili e col bisturi estrae il proiettile, lo mette in un Frigoverre e glielo porge, aggiungendo: «Ma c’è di più: il secondo proiettile è stato deviato e ha colpito la rotula». «La rotula? Intendi quella cosa tonda sul ginocchio?» Segue spiegazione che in confronto Esplorando Il Corpo Umano è la versione colta di New Scientist.
[Inframmezzo di musica lounge in cui tutti spennellano corrimani e fanno calchi di impronte, trovano preservativi negli angoli più remoti (di cui cercheranno riscontro nel database mondiale dei preservativi trovando una corrispondenza dopo otto secondi netti), champagne, una stanza segreta per il sadomaso e una museruola nella lavastoviglie.]
Intanto, in una sala interrogatori di gran lunga più luminosa del mio soggiorno, si prende una rosa di sospettati: un cubano sfregiato che fa parte di una banda, un riccone con gli anelli d’oro e la camicia fantasia, una modella che arrotonda facendo la prostituta per un membro del Congresso. Sono accumunati dal fatto che sono i primi tre con l’Escalade nera nella lista stampata da Natalia. Il cubano non sarà lui (questo per dirci che siamo stati cattivi a pensare male del primo ispanico sul tavolo), restano gli altri due, che possono averlo fatto insieme o separatamente, senz’altro per un motivo cretino (tipo «non mi ha restituito la mazza da golf che gli avevo prestato l’anno scorso», «quel costume al negozio l’avevo visto prima io», eccetera eccetera).
Horatio guarda il colpevole con la testa di lato, gli dice una frase sulla fugacità della vita e lo sbatte in galera. Se invece il colpevole è la ragazza, le dice «posso aiutarti a cambiare vita», le allunga il suo biglietto da visita, le assegna un vitalizio e le dà il suo cognome.





