¿Entiendes?
pensato da Jonlooker il mercoledì, 27 febbraio 2008 ,07:34
La bella Alessia Marcuzzi piace perché non se la tira.
Certo una sola volta avrebbe potuto tirarsela, cioè nel momento esatto in cui il suo agente è corso da lei col contratto della Danone in mano strillando raggiante «ecco, è arrivata la svolta della tua vita!». Purtroppo, invece, l’estroversa presentatrice ha mantenuto la sua condotta e ha accettato, finendo per essere ricordata anche come quella che si impiccia dell'attività intestinale altrui. A quanto pare, la signorina Marcuzzi ispira confidenze che non fareste nemmeno ad un gastroenterologo sul punto di operarvi, per cui c'è sempre un viavai di donne che bussano a casa sua.
Le sue amiche le fanno visita solo per quello, fateci caso. Come quelli che hanno la casa in piscina e gli amici che vanno a trovarli hanno sempre casualmente un costume da bagno nella borsa.
Nello spot in esame, in particolare, una signora con l'iperventilazione del centometrista nel deserto suona trafelata il campanello e nel contempo bussa alla porta, con una fretta che lascia sospettare che forse l'Activia già lo conosca. Alessia arriva subito perché, siccome ha una casa costruita interamente da lastre di vetro trasparente, aveva già visto la sua amica da quattro stanze più in là (per inciso, guardate come le hanno decorato la casa, fa desiderare che una valanga se lo porti via). Fa accomodare l'atleta e comincia il pezzo kafkiano.
Alessia: «Faccio colazione e poi usciamo». Per fare colazione, ignora il divano verde bifidus e si siede per terra (forse per ricordarci che i migliori pensatori illuminati odiano le seggiole) e prende una confezione di yogurt. Stavo per preoccuparmi seriamente, perché non se l'era versato in una ciotolina in ceramica di Caltagirone e non l'aveva spruzzato di lime o perlomeno decorato con amarene a forma di cuore, ma ho ripreso fiducia quando ho visto che l'aveva poggiato sullo stesso piatto preteso dal gatto Sheba; così si fa, Alessia, fagli vedere che anche tu c'hai stile.
Orbene, che cosa abbiamo visto finora? Alessia Marcuzzi che si alza per aprire la porta, si risiede mollemente allungando il braccino per prendere lo yogurt e non arriva al divano perché fa troppa fatica ad arrivarci e mangia per terra. Sbagliato! Questo è quello che abbiamo visto noi, che siamo sciocchini e ingenuotti. La sua amica ha invece letto nella maniera giusta questi comportamenti da bradipo pentadattilo e salta fuori con la clamorosa esclamazione «sei sempre così dinamica!» ma tu stai scherzando, vero?
Vediamo di approfondire, però: se ricordiamo il paragone con il proprietario della piscina, sappiamo anche che l'argomento va pur tirato fuori, anche se in quel caso è sufficiente dire «che caldo che c'è oggi eh?» il padrone di casa capisce e pronuncia le magiche parole: «Non è che vuoi fare il bagno?» ma certo che no, ma si dà il caso che io abbia il costume. Perfetto, tenendo a mente questo, si può capire che l'amica di Alessia non poteva esordire con «oggi, come tutte le altre volte, esco con te perché voglio un lassativo» e ha scelto questa frase disperata per l'approccio al problema e intanto gliela butta lì «io oggi mi sento un po' gonfia», una frase che non c'entra niente, se piuttosto diceva «guarda, Alessia, la tua casa mi fa schifo» almeno era una verità con la sua ragion d'essere.
L'aggancio però c'è stato, la Marcuzzi abbocca: «ma prendi un Activia allora». Activia, la risposta ad ogni problema, si sa che son tutte amiche sue per quello. Segue un momento di vibrante tensione perché la paziente è in quella fase in cui non si ammette di avere un problema e l'aggredisce offesa: «PRENDO GIA' LO YOGURT!» Alessia, la psicoterapeuta degli stitici, conosce bene queste reazioni naturali e si astiene dal tramortire l'amica di schiaffi, cinguettandole invece amorevolmente che Activia «è diverso», glissando in cosa consista questa diversità e passando ad illustrare con colori pastello come nello yogurt ci sia una serie di creature minuscole dai nickname in latino che sfondano i posti di blocco e mettono ordine a piacimento nello stomaco, sotto lo stendardo della "naturale regolarità".
In atre versioni (che purtroppo ho trovato solo modificate da umoristi da rinchiudere, la dignità mi impedisce di linkare) si susseguono terapie di gruppo in cui ogni figurante di Roma e dintorni ha deciso di raccontare la propria vita intestinale.
Ciò che resta di questi spot è l’esilarante girarci attorno delle protagoniste, che parlano di essere gonfie, si dicono stanche, potrebbe essere lo spot dell’Antalgil e nessuno se ne accorgerebbe, metafore e parafrasi si sprecano.
Per capire cosa succederebbe se non si ricorresse a queste sofisticate figure retoriche, guardate questo. Imbaràzzati adesso, cretina, potevi pensarci quando, nella casella sul consenso alla diffusione dei dati personali, hai barrato “sì”.
L’ultimo arcano (comune anche a questa elegantissima versione spagnola) è quello del “soddisfatti o rimborsati”. Per dimostrare che l’Activia non ha funzionato devo portare io le prove o mi vengono a casa loro?
Certo una sola volta avrebbe potuto tirarsela, cioè nel momento esatto in cui il suo agente è corso da lei col contratto della Danone in mano strillando raggiante «ecco, è arrivata la svolta della tua vita!». Purtroppo, invece, l’estroversa presentatrice ha mantenuto la sua condotta e ha accettato, finendo per essere ricordata anche come quella che si impiccia dell'attività intestinale altrui. A quanto pare, la signorina Marcuzzi ispira confidenze che non fareste nemmeno ad un gastroenterologo sul punto di operarvi, per cui c'è sempre un viavai di donne che bussano a casa sua.
Le sue amiche le fanno visita solo per quello, fateci caso. Come quelli che hanno la casa in piscina e gli amici che vanno a trovarli hanno sempre casualmente un costume da bagno nella borsa.
Nello spot in esame, in particolare, una signora con l'iperventilazione del centometrista nel deserto suona trafelata il campanello e nel contempo bussa alla porta, con una fretta che lascia sospettare che forse l'Activia già lo conosca. Alessia arriva subito perché, siccome ha una casa costruita interamente da lastre di vetro trasparente, aveva già visto la sua amica da quattro stanze più in là (per inciso, guardate come le hanno decorato la casa, fa desiderare che una valanga se lo porti via). Fa accomodare l'atleta e comincia il pezzo kafkiano.
Alessia: «Faccio colazione e poi usciamo». Per fare colazione, ignora il divano verde bifidus e si siede per terra (forse per ricordarci che i migliori pensatori illuminati odiano le seggiole) e prende una confezione di yogurt. Stavo per preoccuparmi seriamente, perché non se l'era versato in una ciotolina in ceramica di Caltagirone e non l'aveva spruzzato di lime o perlomeno decorato con amarene a forma di cuore, ma ho ripreso fiducia quando ho visto che l'aveva poggiato sullo stesso piatto preteso dal gatto Sheba; così si fa, Alessia, fagli vedere che anche tu c'hai stile.
Orbene, che cosa abbiamo visto finora? Alessia Marcuzzi che si alza per aprire la porta, si risiede mollemente allungando il braccino per prendere lo yogurt e non arriva al divano perché fa troppa fatica ad arrivarci e mangia per terra. Sbagliato! Questo è quello che abbiamo visto noi, che siamo sciocchini e ingenuotti. La sua amica ha invece letto nella maniera giusta questi comportamenti da bradipo pentadattilo e salta fuori con la clamorosa esclamazione «sei sempre così dinamica!» ma tu stai scherzando, vero?
Vediamo di approfondire, però: se ricordiamo il paragone con il proprietario della piscina, sappiamo anche che l'argomento va pur tirato fuori, anche se in quel caso è sufficiente dire «che caldo che c'è oggi eh?» il padrone di casa capisce e pronuncia le magiche parole: «Non è che vuoi fare il bagno?» ma certo che no, ma si dà il caso che io abbia il costume. Perfetto, tenendo a mente questo, si può capire che l'amica di Alessia non poteva esordire con «oggi, come tutte le altre volte, esco con te perché voglio un lassativo» e ha scelto questa frase disperata per l'approccio al problema e intanto gliela butta lì «io oggi mi sento un po' gonfia», una frase che non c'entra niente, se piuttosto diceva «guarda, Alessia, la tua casa mi fa schifo» almeno era una verità con la sua ragion d'essere.
L'aggancio però c'è stato, la Marcuzzi abbocca: «ma prendi un Activia allora». Activia, la risposta ad ogni problema, si sa che son tutte amiche sue per quello. Segue un momento di vibrante tensione perché la paziente è in quella fase in cui non si ammette di avere un problema e l'aggredisce offesa: «PRENDO GIA' LO YOGURT!» Alessia, la psicoterapeuta degli stitici, conosce bene queste reazioni naturali e si astiene dal tramortire l'amica di schiaffi, cinguettandole invece amorevolmente che Activia «è diverso», glissando in cosa consista questa diversità e passando ad illustrare con colori pastello come nello yogurt ci sia una serie di creature minuscole dai nickname in latino che sfondano i posti di blocco e mettono ordine a piacimento nello stomaco, sotto lo stendardo della "naturale regolarità".
In atre versioni (che purtroppo ho trovato solo modificate da umoristi da rinchiudere, la dignità mi impedisce di linkare) si susseguono terapie di gruppo in cui ogni figurante di Roma e dintorni ha deciso di raccontare la propria vita intestinale.
Ciò che resta di questi spot è l’esilarante girarci attorno delle protagoniste, che parlano di essere gonfie, si dicono stanche, potrebbe essere lo spot dell’Antalgil e nessuno se ne accorgerebbe, metafore e parafrasi si sprecano.
Per capire cosa succederebbe se non si ricorresse a queste sofisticate figure retoriche, guardate questo. Imbaràzzati adesso, cretina, potevi pensarci quando, nella casella sul consenso alla diffusione dei dati personali, hai barrato “sì”.
L’ultimo arcano (comune anche a questa elegantissima versione spagnola) è quello del “soddisfatti o rimborsati”. Per dimostrare che l’Activia non ha funzionato devo portare io le prove o mi vengono a casa loro?





