E il prossimo anno al Festivalbar
pensato da Jonlooker il martedì, 19 febbraio 2008 ,08:34
Lo so che di solito è buona regola adoperarsi in uno straccio di introduzione, ma qui la constatazione è cristallina: la Ferrero è un pozzo di pessime meraviglie.
Vi sottoporrò oggi, se vorrete, la scenetta preparata per Kinder Delice, che ha per protagonisti una madre che in un recente passato era segretaria di Hugh Hefner, un ragazzino con la faccia da schiaffi e la sua band di marmocchi, che guardando TRL tutti i pomeriggi hanno capito che con un paio di filastrocche composte con l'ausilio delle letterine magnetiche (o di quelle dello Scarabeo, qualora voleste cimentarvi) chiunque ha i suoi tre minuti Woodstock.
I primi dieci fotogrammi servono a farci percepire nel minor tempo possibile che la signora probabilmente vive ancora in casa del signor Hefner, perché l'abitazione è un villone stratosferico immerso nel solito verde tanto lussureggiante che se non era per un pezzo di cielo che spuntava dall'amazzonia, io a quest'ora stavo a raccontarvi che il tutto si svolgeva di notte. La madre attraversa un ampio cortile di ghiaia con un piatto in mano; la ripresa dall'alto ci svela che la band di under 12 suona in una specie di garage col tetto spiovente e tegole in cotto... piuttosto una dépendance, temo costruita apposta. Ci sono dei poster appiccicati a caso sulle pareti, tutta l’area ospita chitarre che spuntano da ogni dove; più che un garage, il retrobottega del liutaio.
La premurosa genitrice si avvicina al chiasso (perfettamente in acustica nonostante si trovi nel bel mezzo delle Ardenne) e osa esordire con timore reverenziale: «Ragazziii...» al che viene subito interrotta dal lagnoso pargolo, che raglia petulante: «Ma mamma, stiamo provaaando». E' vestito come Vasco Rossi, T-shirt rossa e giacchetto verde militare, la voce rauca e il risvolto sulle manichette; il libro cuore del terzo millennio. Non odiarlo è difficile come lo era ai tempi finire una Fruit Joy senza masticarla (semplicemente perché era noioso, col senno del poi). Guarda la madre col livore "stai invadendo il mio spazio" tipico adolescenziale, ma lei non è affatto turbata da questa reazione, perché ha visto tutte le puntate di "Operazione Tata" e sa che non deve prendersela col figlio e punirlo, bensì plagiarlo con subdoli trucchi psicologici per il resto della sua vita. Comincia subito a mettere in pratica la tecnica e come il Mephistopheles faustiano sogghigna «Eeeh già... le rockstar non fanno merenda..» mettendo tra l'altro il piatto in posizione verticale, togliendo ogni dubbio: negli spot il cibo è incollato sui piatti con la colla bicomponente. Ma, che ve lo dico a fare, i ragazzetti non sono particolarmente colpiti da questo dettaglio e s'illuminano, saltano, abbaiano... La femminuccia aspirante Bratz, fino a quel momento manichino epilettico che sorreggeva un inutile microfono spento, abbozza un sorriso e si appropinqua all'agognato pasto. Il membro del gruppo proveniente dalla scuola materna, riconoscibile, oltre che per la statura che lo assimila alle assi del pavimento, per il truzzissimo anello al collo (per la serie: la brutta esperienza di Frodo non ha insegnato niente a nessuno) mentre imbraccia uno strumento appartenuto ai Rolling Stones (apparentemente senza corde e con l’elemento decorativo peggiore immaginabile: un paio di quei fiori di gomma che si mettono sul piatto della doccia per non scivolare), perde totalmente il controllo e comincia a indicare febbrilmente la merendina, urlando con la voce di uno che ha imparato da poco tutto l'alfabeto «E' Kinder Delice!» sì, è Kinder Delice, non il santo Graal, ne avrai già viste nella tua vita, no? L'unica spiegazione che mi do è che i suoi genitori lo nutrano a macrobiotico e che lui approfitti delle visite agli amichetti per sfogare i suoi crucci alimentari.
Segue la solita messinscena degli alimenti che si abbracciano: un quarto di latte e un tuorlo d’uovo piombano nella farina, latte e cacao si scontrano a secchiate e un magma marrone soffoca un innocente rettangolo di pan di spagna.
Il punto che tutti aspettavamo, cioè l’apice della tristezza, si concreta nel grande lampo di genio del nostro Pete Doherty: «Hey ragazzi… ho avuto un’idea per nome della beeeend» ovviamente detto con la voce di uno che ha passato tutta la notte sul tetto a fumare sigari e a deglutire lamette. L’originalità che contraddistingue ogni piccolo consumatore gli ha suggerito di farsi ridere dietro chiamandosi “The Delice” e finisce che tutti fingono di suonare con inutile trasporto, la bambina continua a saltare tarantolata e a reggere il microfono senza emettere alcun suono, la tragedia dei nostri tempi trionfa con un drammatico vocalizzo del Finley.
Vi sottoporrò oggi, se vorrete, la scenetta preparata per Kinder Delice, che ha per protagonisti una madre che in un recente passato era segretaria di Hugh Hefner, un ragazzino con la faccia da schiaffi e la sua band di marmocchi, che guardando TRL tutti i pomeriggi hanno capito che con un paio di filastrocche composte con l'ausilio delle letterine magnetiche (o di quelle dello Scarabeo, qualora voleste cimentarvi) chiunque ha i suoi tre minuti Woodstock.
I primi dieci fotogrammi servono a farci percepire nel minor tempo possibile che la signora probabilmente vive ancora in casa del signor Hefner, perché l'abitazione è un villone stratosferico immerso nel solito verde tanto lussureggiante che se non era per un pezzo di cielo che spuntava dall'amazzonia, io a quest'ora stavo a raccontarvi che il tutto si svolgeva di notte. La madre attraversa un ampio cortile di ghiaia con un piatto in mano; la ripresa dall'alto ci svela che la band di under 12 suona in una specie di garage col tetto spiovente e tegole in cotto... piuttosto una dépendance, temo costruita apposta. Ci sono dei poster appiccicati a caso sulle pareti, tutta l’area ospita chitarre che spuntano da ogni dove; più che un garage, il retrobottega del liutaio.
La premurosa genitrice si avvicina al chiasso (perfettamente in acustica nonostante si trovi nel bel mezzo delle Ardenne) e osa esordire con timore reverenziale: «Ragazziii...» al che viene subito interrotta dal lagnoso pargolo, che raglia petulante: «Ma mamma, stiamo provaaando». E' vestito come Vasco Rossi, T-shirt rossa e giacchetto verde militare, la voce rauca e il risvolto sulle manichette; il libro cuore del terzo millennio. Non odiarlo è difficile come lo era ai tempi finire una Fruit Joy senza masticarla (semplicemente perché era noioso, col senno del poi). Guarda la madre col livore "stai invadendo il mio spazio" tipico adolescenziale, ma lei non è affatto turbata da questa reazione, perché ha visto tutte le puntate di "Operazione Tata" e sa che non deve prendersela col figlio e punirlo, bensì plagiarlo con subdoli trucchi psicologici per il resto della sua vita. Comincia subito a mettere in pratica la tecnica e come il Mephistopheles faustiano sogghigna «Eeeh già... le rockstar non fanno merenda..» mettendo tra l'altro il piatto in posizione verticale, togliendo ogni dubbio: negli spot il cibo è incollato sui piatti con la colla bicomponente. Ma, che ve lo dico a fare, i ragazzetti non sono particolarmente colpiti da questo dettaglio e s'illuminano, saltano, abbaiano... La femminuccia aspirante Bratz, fino a quel momento manichino epilettico che sorreggeva un inutile microfono spento, abbozza un sorriso e si appropinqua all'agognato pasto. Il membro del gruppo proveniente dalla scuola materna, riconoscibile, oltre che per la statura che lo assimila alle assi del pavimento, per il truzzissimo anello al collo (per la serie: la brutta esperienza di Frodo non ha insegnato niente a nessuno) mentre imbraccia uno strumento appartenuto ai Rolling Stones (apparentemente senza corde e con l’elemento decorativo peggiore immaginabile: un paio di quei fiori di gomma che si mettono sul piatto della doccia per non scivolare), perde totalmente il controllo e comincia a indicare febbrilmente la merendina, urlando con la voce di uno che ha imparato da poco tutto l'alfabeto «E' Kinder Delice!» sì, è Kinder Delice, non il santo Graal, ne avrai già viste nella tua vita, no? L'unica spiegazione che mi do è che i suoi genitori lo nutrano a macrobiotico e che lui approfitti delle visite agli amichetti per sfogare i suoi crucci alimentari.
Segue la solita messinscena degli alimenti che si abbracciano: un quarto di latte e un tuorlo d’uovo piombano nella farina, latte e cacao si scontrano a secchiate e un magma marrone soffoca un innocente rettangolo di pan di spagna.
Il punto che tutti aspettavamo, cioè l’apice della tristezza, si concreta nel grande lampo di genio del nostro Pete Doherty: «Hey ragazzi… ho avuto un’idea per nome della beeeend» ovviamente detto con la voce di uno che ha passato tutta la notte sul tetto a fumare sigari e a deglutire lamette. L’originalità che contraddistingue ogni piccolo consumatore gli ha suggerito di farsi ridere dietro chiamandosi “The Delice” e finisce che tutti fingono di suonare con inutile trasporto, la bambina continua a saltare tarantolata e a reggere il microfono senza emettere alcun suono, la tragedia dei nostri tempi trionfa con un drammatico vocalizzo del Finley.





