Momenti Di Piombo
Quando vieni invitato a casa di amici, che hanno un figlio di dodici anni che stravede per te e allora senti il peso di essere visto come lo zio giovane e sgamato, che per prima cosa arriva sempre col regalo giusto, ancor più quando deve farsi perdonare (perché non si fa vedere da mesi, perché s’è eclissato a studiare come un Leopardi qualsiasi e che per giunta non sa nemmeno come si svita il tappo di una penna).
Così scegli il regalo con cura preziosa, confortato da una certa sicurezza: conosci il ragazzino in questione, sei il suo confidente, niente di più semplice che scegliere un regalo.
E bussi alla porta, godendoti quel minuto in cui senti la concitazione dall’altra parte del legno, lo scalpiccìo della mamma che fa sparire i dettagli fuori posto nella seria convinzione che in caso contrario li noteresti, il grido bisbigliato del figlio che esclama «è arrivato!».
Ti fanno accomodare, poggi il regalo sul tavolo aspettando un momento successivo per porgerlo e inizi a fare conversazione, esordendo con un argomento sicuro e certificato:
«Allora, ti è stato regalato il cucciolo di bassotto che desideravi tanto?»
«Ma come, non lo sai?» ti mormora lui con voce rotta e preoccupanti occhi lucidi.
«No, cosa?» ribatti tu, con il terrore di essere capitato per sbaglio in un campo minato il cui cartello d’allarme era nascosto da un arbusto traditore.
«Si chiamava Fritz.. I miei mi hanno fatto una sorpresa e me l’hanno regalato, ma dopo due giorni si sono stufati del casino che faceva e l’hanno riportato all’allevamento» ti risponde con la brevità efficace dei ragazzini, inondando il salotto di doloroso e silente imbarazzo.
E quanto vorresti non averne mai parlato.
E, specialmente, quanto vorresti che il pacchetto sul tavolo non contenesse un libro intitolato: “Come allevare il tuo cucciolo di bassotto”.






