L’Avventura Della Pavoncella

Una pavoncella piomba all’improvviso nel mio terrazzo, come un inviato della Pasqua che arriva con inspiegabile anticipo - perché è ubriaco, ipotizzo.
Si mette tra le piante e non sembra volersene andare. Al contrario, finisce tutti i semi del criceto ingoiandone uno e buttandone a terra schifata altri, diciamo in proporzione di uno a quindicimila.
Io, emulo di San Francesco che avrebbe dovuto farsi i fatti suoi, le tendo insalata e frutta aspettandomi chissà quale volatile amore; lei si gonfia come un tacchino e mi guarda in un modo che non credevo esistesse, cioè con l’espressione della colomba che ti disprezza e vuole fartelo pesare.
Tre ore a rovinare piante, camminare spocchiosamente e a scartare il 98% di quello che un povero anziano criceto cieco non potrà più mangiare per colpa sua.
Va bene, Jonathan Livingstone, ti sei divertito abbastanza, chiamiamo la protezione animali. Risponde un gioioso sudamericano, tra mille latrati canini.
«Pronto? (Woof-woof)»
«Pronto avrei qui una colomba che non vuole lasciare il terrazzo, ha un anello di identificazione metallico, chi posso chiamare per riprendersela?»
«està ferita?»
(frazione di secondo in cui penso che se le avessi dato una botta in testa qualcuno se la sarebbe venuta a prendere)
«per la verità no, è solo che non se ne va.»
«Ma me scussi señor, e perché la deve fare andare via per forsa?»
«Io me la terrei anche, ma ho paura che il mio gatto la uccida e se la mangi»
«Ah ahh (divertitissimo) y alora perché no la prende y la fa volare verso la libertad?»
(frazione di secondo in cui penso che se gli avessi dato una botta in testa fino a lunedì mattina nessuno si sarebbe accorto di niente)
«Eh, non ci avevo pensato, ci provo ed eventualmente le faccio sapere.»
(clic)
Ora ho una pavoncella sbruffona, a cui non frega proprio niente de la libertad, che dorme a casa mia, un gatto esaurito che s’è messo a guardare i cartoni animati per la frustrazione (dico sul serio, s’è guardato dieci minuti buoni di Aladdin seguendo le immagini con la testa) visto che è chiuso in casa e la pavoncella lo guarda atteggiando il faccino di lato mentre gonfia le penne di quello che dev’essere proprio un delizioso e succulento posteriore.
Memore dell’antico adagio, che ci suggerisce di pensare che c’è chi sta peggio di noi, non ho potuto fare a meno di pensare al povero prestigiatore che stasera, in una sala gremita di spettatori, ravanerà madido di panico nel suo cilindro, senza trovare la sua bianca detestabile colomba.
Internet non sarà con me per un po’, la vedo dura con le pubblicità; ma niente mi vieta di raccontare ciò che mi accade intorno e, se vorrete leggere comunque, siete come sempre i benvenuti.




