L’Avventura Della Pavoncella

pensato da Jonlooker il lunedì, 23 marzo 2009,08:59
Vi odio tutti, miserabili umani

Una pavoncella piomba all’improvviso nel mio terrazzo, come un inviato della Pasqua che arriva con inspiegabile anticipo -  perché è ubriaco, ipotizzo.
Si mette tra le piante e non sembra volersene andare. Al contrario, finisce tutti i semi del criceto ingoiandone uno e buttandone a terra schifata altri, diciamo in proporzione di uno a quindicimila.
Io, emulo di San Francesco che avrebbe dovuto farsi i fatti suoi, le tendo insalata e frutta aspettandomi chissà quale volatile amore; lei si gonfia come un tacchino e mi guarda in un modo che non credevo esistesse, cioè con l’espressione della colomba che ti disprezza e vuole fartelo pesare.

Tre ore a rovinare piante, camminare spocchiosamente e a scartare il 98% di quello che un povero anziano criceto cieco non potrà più mangiare per colpa sua.

Va bene, Jonathan Livingstone, ti sei divertito abbastanza, chiamiamo la protezione animali. Risponde un gioioso sudamericano, tra mille latrati canini.

«Pronto? (Woof-woof
«Pronto avrei qui una colomba che non vuole lasciare il terrazzo, ha un anello di identificazione metallico, chi posso chiamare per riprendersela?»
 «està ferita?»
(frazione di secondo in cui penso che se le avessi dato una botta in testa qualcuno se la sarebbe venuta a prendere)
«per la verità no, è solo che non se ne va.»
«Ma me scussi señor, e perché la deve fare andare via per forsa?»
«Io me la terrei anche, ma ho paura che il mio gatto la uccida e se la mangi»
«Ah ahh (divertitissimo) y alora perché no la prende y la fa volare verso la libertad?»
 (frazione di secondo in cui penso che se gli avessi dato una botta in testa fino a lunedì mattina nessuno si sarebbe accorto di niente)
 «Eh, non ci avevo pensato, ci provo ed eventualmente le faccio sapere.»
(clic)


Ora ho una pavoncella sbruffona, a cui non frega proprio niente de la libertad, che dorme a casa mia, un gatto esaurito che s’è messo a guardare i cartoni animati per la frustrazione (dico sul serio, s’è guardato dieci minuti buoni di Aladdin seguendo le immagini con la testa) visto che è chiuso in casa e la pavoncella lo guarda atteggiando il faccino di lato mentre gonfia le penne di quello che dev’essere  proprio un delizioso  e succulento posteriore.

Memore dell’antico adagio, che ci suggerisce di pensare che c’è chi sta peggio di noi, non ho potuto fare a meno di pensare al povero prestigiatore che stasera, in una sala gremita di spettatori, ravanerà madido di panico nel suo cilindro, senza trovare la sua bianca detestabile colomba.





Internet non sarà con me per un po’, la vedo dura con le pubblicità; ma niente mi vieta di raccontare ciò che mi accade intorno e, se vorrete leggere comunque, siete come sempre i benvenuti.
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Un Fenomeno Inspiegabile

pensato da Jonlooker il lunedì, 16 marzo 2009,09:59
Ci sono dei momenti in cui si dovrebbe trovare il coraggio del rifiuto, in cui la morale personale si ribella ad un evento insostenibile; per esempio, quando Anna Tatangelo s’è presentata dal chirurgo plastico con in mano la foto del cantante dei Tokio Hotel dicendo che voleva essere trasformata in quello, solo con la quarta, il buon dottore avrebbe dovuto dirle: «Guarda, carina, lascia stare, non è roba per te».

Allo stesso modo, lo dico a costo di frantumare cuori, non si dovrebbe guardare Beautiful.
Donne! Mi dite cos’ha questa recita torbida di vecchietti che fingono da quarant’anni di averne trenta, che tiene incollati milioni di persone ogni giorno?

Vi dirò, siccome credo fermamente nel fatto che non si debba mai parlare di qualcosa di cui non si conosce nulla, ne ho anche guardato un frammento, giusto per capire la portata del fenomeno. Poi ho dovuto abbandonare a causa della sgradevolissima sensazione di aver colossalmente sprecato cinque minuti della mia vita.
Era pressappoco così:

Ridge (purtroppo nessuno è abbastanza al sicuro per non conoscerlo) è con una signora bionda con un naso rifatto malissimo, sul serio, roba da chiedere i danni. I due sono abbigliati in vestaglie di seta pacchiane, vecchiarde e lunghe fino al pavimento, conversando amabilmente in una sala da bagno-giardino-camera dal letto, avvolti da una strana nebbia. Lui le dice che la amerà per sempre, che è l’amore della sua vita. Lei non muove un muscolo per colpa del botox ma sicuramente è molto commossa perché le lacrimano gli occhi; conferma che l’amore è tempestosamente ricambiato, ragion per cui continuano a tubare lagnosi per qualche secondo.

Ma ecco che, inaspettatamente, arriva una seconda signora (sono quasi certo che si tratti della famosa Brooke, prendetelo per vero), sempre bionda, sempre vestita in seta, più vecchia ma decisamente più sopportabile alla vista che, dopo aver bussato per formalità, entra nell’esotica toilette, ignora la mantide stangona puntando dritta a Ridge e rapidamente gli spiega nella nebbia che lei non ha mai smesso di amarlo, che sono fatti per stare insieme, il destino, le colombe, gli arcobaleni, i palloncini gonfiati all’elio.
L’altra bionda si pietrifica - almeno credo, perché la bocca va a formare una “O” assai espressiva.
Ridge, anch’egli farcito di botox, accenna ad una smorfia di gioia e rilancia con l’amore eterno, i figli in comune, il ballo di primavera e le barchette a forma di cigno.

Ma siccome qui non stiamo a trattare di donnette qualsiasi, la mantide si ribella con cortesia ed educatamente accenna al fatto che sia arrivata prima lei, quanto meno.

Al che Ridge, che le dava signorilmente le cinquantenni spalle, si gira di scatto verso di lei, paonazzo e con le vene del collo irritate ed esclama furente: «Senti, XY, stanne fuori, non vedi che sto parlando con tua sorella?!»



Un fulmine ha ucciso il mio router, vado elemosinando connessioni come un piccolo fiammiferaio dell'informatica.
Sapevo che Telecom aveva conoscenze ai piani alti, ma questa non me l’aspettavo.
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Buongiorno Un Cavolo

pensato da Jonlooker il mercoledì, 11 marzo 2009,09:08
Vi dico io come andrebbe nel mondo reale. Impronte di pastelli oleosi e sugo ovunque, un macello inenarrabile che fa sembrare la casa l’anticamera dell’inferno; il cartone del latte giace riverso sul piano della cucina, trasformandosi in rivoli che confluiscono in un fiume sul pavimento, il cui livello di guardia è diligentemente tenuto a bada dall’assetato cane di casa.
La madre sbatte il Nesquik e la tazza davanti al figlio e gli dice che a dodici anni sarebbe il caso di imparare a prepararsi la colazione da solo, poi gli chiede dove diavolo sia quella svanita di sua sorella. Quando il figlio comincia a battere il cucchiaietto sulla tazza, la madre respira profondamente come le ha consigliato la terapista, ma poi ci si mettono altri due figli comparsi dal nulla, così la mamma fa saltare all’aria i Cheerios e lancia un urlo isterico lungo sei interminabili secondi.
La signora anziana del palazzo di fronte chiude le imposte, il cane smette di leccare il latte; il marito, entrato in soggiorno giusto in tempo per vedere i fuochi d’articheerios, spalanca la bocca a pesce, prende il soprabito ed esclama con l’allegria degli atterriti che stanno per crollare: «s’è fatto tardi, io vado al lavoro, eh?» e mentre si dilegua pesta i cereali facendo scrac scrac.

Invece no. La madre automa più inquietante dell’anno (lo so, siamo solo a marzo ma me la sento di sbilanciarmi) mescola il latte al figlio. Signora, suo figlio ha già l’età per essere il bullo della corriera (a proposito, non si preoccupi se si veste da rapper e fa mosse da delinquente con il cappello a visiera sbilenca: sta solo imitando il coniglio sulla scatola), dunque che ostacolo si frappone fra lui e i gesti elementari dell’umana quotidianità? Cos’altro fa per lui, gli scarta le merendine, gli tempera le matite, gli alza la tavoletta?
E dato che c’è, gli spieghi che tra sei anni avrà la patente, quindi può smetterla di inebetirsi nell’espressione dell’enfant coi baffi di cioccolato.  A che servono le vitamine e il ferro occultati nel cacao, se poi si cresce la propria discendenza come se avesse due anni a oltranza? Ha chiesto a suo marito se a trentacinque anni è ancora divertente bere il Nesquik dal tazzone? Magari sì. Ma magari anche no.
E pensi al fatto che, mentre tutti sono pronti e vestiti, sua figlia, senza che se la filasse nessuno, era ancora a letto e ci sarebbe rimasta, se tutti voi non vi foste messi a sbaccanare con quei maledetti cucchiai.

Che famiglia trova l’orchestra della demenza un divertimento adatto alla sette del mattino?!
Il mattino è un momento pericolosissimo, è la foresta amazzonica della giornata: se non fai silenzio e non parli piano piano, qualcuno salterà fuori ringhiando e ti ucciderà.

Almeno questo è quello che deve sperare ogni giorno la vecchia del palazzo di fronte.
E un po' anche io.
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Era Meglio Quando Uccideva

pensato da Jonlooker il domenica, 08 marzo 2009,15:33
Caro signor Saila,

forse Lei ha subito delle distrazioni ultimamente; non voglio attribuirLe alcuna colpa, ma ha visto l’ultimo spot delle Sue caramelle? Per non farLe perdere del tempo prezioso, glieLo descrivo in poche parole.

C’è un ragazzo, mingherlino e malaticcio, con jeans attillati e un accavallamento di gambe che me lo rendono sospetto, che per qualche oscura ragione si trova sul divano di una modella di Victoria's Secret. E non creda che quest’affermazione non mi costerà, perché ho alle calcagna una gentilissima lettrice che mi rammenta sovente quanto io sia superficiale e borghesuccio nel negare quanto spesso capiti che il cieco amore unisca rospi a principesse.

Come pocanzi accennavo, questo ragazzo bellissimissimo dentro siede sul divano. La prego di ignorare il rampicante nero pece che copre di cupa morte le pareti della casa e di concentrarsi sul fatto che il soggetto in questione, le cui qualità fulminanti sono ottimamente celate, si annusa le ascelle con disinvoltura, come un gorilla di montagna allo zoo, come un idiota, siamo d’accordo.
Al che -sono certo, certissimo che Lei non ne sappia niente, sia chiaro- egli prende una delle caramelle che portano il Suo nome e, colpito da tanta freschezza, pensa di farne ottimo uso alitandosi sotto le ascelle. Oh, prima che mi dimentichi: ciò causa un’attrazione fatale scaturita dal fatto che la modella, sicuramente in preda a sostanze psicotrope, gliele annusa.

Ora, appurato dalle circostanze che le qualità del ragazzo si trovino tutte nei pantaloni e sì, sto parlando del portafoglio (sono morto, invettive per settimane): a Suo parere, stimatissimo signor Saila, tutto questo come gioverebbe alla campagna acquisti? No, perché se è vostra intenzione ordinare che al supermercato gli astucci siano messi accanto ai deodoranti posso capire (in realtà no, ma guardi come fluisce la narrazione, un gioiello!) ma se mi si suggerisce di trattarle come caramelle, con questo spot vi siete bruciati ogni possibilità.

Lungi dal pensare di imporre il mio insignificante pensiero, mi permetto di ricordarLe i tempi d’oro,in cui la versione soft di Jocelyn Wildenstein, finemente vestita di un body da vampiretta subdola dei boschi, tortura un consenziente manager depresso, in un gioco perverso denominato “piacere che uccide”.
Erano tempi di grande eleganza, ne converrà.

Con immutata stima,

Jonlooker



Nota: io non so se un signor Saila sia mai esistito o se “Saila” sia un acronimo o una località lombarda. Mi gioco la carta della speranza.
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Glade Batte Dickens

pensato da Jonlooker il domenica, 01 marzo 2009,11:40
Ci sono finestre su disagi familiari che ci vengono sbattute in faccia con leggerezza, giorno per giorno a ore pasti e noi, stolti figuranti di un mondo indifferente alle sue stesse disgrazie, non riusciamo a percepirne il retrogusto drammatico.

Glade (orrido link, lo so. L’unico buono finora è in inglese) ci mostra spicchi di sofferente infanzia, con un bambino che a stento comunica alla madre i suoi bisogni primari.
Ma è solo dopo la commovente confessione di dover «fare la pupù»  che un cuore sensibile si rende conto della tensione che impera, quando la madre, che sino a un certo punto si è finta amorevole, apprende che il figlio non ha nessuna intenzione di varcare la porta del bagno, preferisce andare da Paolo: in quel momento si può scorgere incrinarsi il flebile autocontrollo della donna, che inizia a mal celare impazienza e irritazione e lo bacchetta con uno stizzito «non essere sciocco» dietro un sorrisetto da nevrotica.

All’improvviso, quando quasi non ci speravamo più, il bambino si ribella, si sgancia fiero dal forzoso vincolo materno e trova il coraggio di voltarle le spalle, deciso a espletare i suoi stramaledetti bisogni da Paolo.

Noi, che ricordiamo altre tristi storie raccontate dai deodoranti Glade, sappiamo perfettamente  che Paolo è il bambino orientale con mamma caucasica che non ha lo stimolo se non sente profumo, di cui abbiamo già amabilmente discusso in passato.

Ora, se voi foste la madre di Paolo e vi arrivasse in casa un bambino saltellante per necessità  e con ancora indosso lo zainetto di scuola, a chiedervi di usare il bagno e vi dicesse che si fa quattro quartieri piuttosto che farla a casa, non li chiamereste anche voi i servizi sociali?

Ancora più importante, ciò lancia il toto-orrore riguardo a cosa ci fosse dentro quel bagno, che genere di nefandezze vi si compissero e da quanto tempo non si usasse un detergente per il water.

Tutte domande che siamo felici di porci e riporci con rinnovato piacere mentre stiamo cenando, va da sé.





Da un’osservazione più che lecita di Kiki, che ringrazio.
Ringrazio inoltre Fyaa e Giulia per gli spunti in merito e per la gentilezza.
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