La Grande Amica – Reloaded

pensato da Jonlooker il mercoledì, 29 ottobre 2008,08:27
La donna in carriera, che si crede la reincarnazione di Marlene Dietrich, esce dal luogo di lavoro, facciamo un tribunale in cui ha appena rovinato economicamente qualcuno. Vestita con il solito connubio di colori “io sono una persona molto seria ho tanto stile però guarda come mi sta bene l’impermeabile nuovo”, la nipote slanciata di Perry Mason si muove come se Dio medesimo dall’alto le avesse detto «Ti prego, sfila per me». Notate come si toglie gli occhiali da sole - grandi come piattini da dolce - con l’espressione di quella che quasi se la prende: «No, dico: ma m’avete vista quanto so’ bbona?!».

Come abbiamo imparato dalla nostra grande amica della biblioteca, è il momento di spogliarci idealmente dei nostri costosissimi abiti (è inutile che prima li compri e poi fai la bella dentro che ha altro da offrire mentre tutti guardano solo l’apparenza, la prossima volta va’ da Oviesse e lagnati di meno), mentre percorriamo il duro tragitto che separa il Foro dal taxi.

E, come già sappiamo, è anche il momento di elargire stupidaggini su vasta scala.

Perché forse noi non capiamo fino in fondo il suo dramma: alcuni vedono solo i dodici centimetri dei suoi tacchi, vi rendete conto di che colpo per la sua autostima? Altri, al pari superficiali, guardano il colore del rossetto. Ora, capisco che possano sembrare sottigliezze, ma è verosimile? Almeno personalmente, non mi capita spesso di esordire con «oh, mia cara, ma che delizioso rossetto!» oppure ancora di pensare «non potrò mai dimenticare quel radioso pervinca». No.

Ma c’è anche la lunghezza della gonna, quale terribile fardello da sopportare; immagino i tormenti al mattino, «oh, ma come farò, tutti guarderanno solo quello, quasi quasi tiro fuori il burqa dall’armadio». E che dire del taglio di capelli? In un universo parallelo a me sconosciuto, gli uomini si accorgono per prima cosa del taglio di capelli. Mia rossa picchiatella, l’ultima cosa che mi ricorderò di te, dopo la lunghezza della tua stupida gonna, è il tuo taglio di capelli, che ad una prima occhiata hai fatto accompagnare da una piega che non costa quello che costa per far ignorare la capigliatura.

Nonostante il mondo aspro e famelico le remi costantemente contro, la nostra pasionaria sviluppa il suo credo personale, che la aiuta a superare cotante avversità, proprio mentre implode di soddisfazione per aver attizzato il tassista : «Quello che vedo io, è che non basta una semplice occhiata per capirmi davvero». Allora che dici, Miss Introspezione 2008, oltre a mettere un post-it sul frigo che ci ricordi di indossare le mutande, ce la abbottoniamo dall’ombelico in su, questa camicia, la prossima volta?
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Antiche Battaglie

pensato da Jonlooker il lunedì, 27 ottobre 2008,07:06
Gentili amici, tra l’indifferenza generale, ritorna ostinata la rubrica Operazione Nostalgia.
L’appuntamento di oggi è l’occasione per rievocare il meraviglioso gioco, intriso di azione e suspense, che porta il glorioso nome di Forza Quattro, che in realtà è la sintesi della strategia applicata alla vita, il training indispensabile per far crescere con le giuste basi un bambino degli anni Ottanta, in vista di un mondo tanto crudele.

Chi di noi non ha passato ore ad infilare quei dischetti di plasticaccia? Chi di noi non s’è fatto onore nelle battaglie preliminari per chi doveva prendersi quelli rossi, chi non ha imparato la diplomazia fra grandi potenze con la formula internazionale “okay, ma il prossimo giro i rossi li prendo io”?

Lo spot esplicativo dava un saggio dell’importanza di questo gioco, presentandoci due bambini in una riunione G2, da svolgersi in un bel salotto bianco impreziosito da un tavolo porta servizio con le sembianze di un elefante, colto richiamo al colonialismo inglese in India. Che i dettagli ambientali hanno il loro peso.
I due leader siedono l’uno di fronte all’altro, nella contesa del titolo; la scelta della lingua è l’inglese britannico, come il codice cavalleresco impone ai Lords.

La situazione tattica si mostra immediatamente a favore del bambino. D’altronde, persino uno stratega di basso livello sapeva che è bene iniziare per primi, perché mettere il primo disco al centro voleva dire essere a metà dell’opera. Ma c’è anche da dire che la bambina gioca in modo squinternato, infilando dischi a caso e decidendo così la sua prematura ma meritata sconfitta. Il bambino continua a concentrarsi nel gioco con smorfie da pensatore acuto (e con un taglio di capelli a scodella che digita da sé il numero del Telefono Azzurro), ma al secondo giro il metodo Kasparov non dà i suoi frutti, poiché la bambina, spinta da napoleonico spirito, si riprende grandemente e vince in modo inaspettato e strategicamente brillante, tant’è che, educatamente, spiega all’avversario com’è riuscita a stenderlo «qui.. in diagonale!» mostrando la fila vittoriosa con un elegante gesto dell’inanellata mano. La disfatta è inaccettabile e il bambino, non avendo a portata il candido guanto di sfida, si lascia andare ad un’espressione verbale cavalleresca, colpevolmente ignorata dal doppiaggio italiano, ma che ditemi voi se non sembra essere il diplomatico «Aw, shit!»

Si ricordi ad imperitura memoria il motto Forza4 MB:
«E’ la forza della fantasia e dello spirito di osservazione che ti fa vincere in questo gioco», che allora era semplice da mettere in atto.
Ma oggi che la fantasia non c’è più, chi sarà mai in grado di distinguersi  ancora nella strenua battaglia?
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Google Nuts

pensato da Jonlooker il venerdì, 24 ottobre 2008,11:29
Mi ero ripromesso di non farmi tentare dal post facile facile costruito sulle parole chiave ma, su mezzo migliaio, ultimamente fioccano delle frasi che meritano la condivisione.  Le mie preferite sono quelle che riguardano i gatti; da non credere quanto si può temporeggiare prima di andare dal veterinario.


Le domande che un po’ tutti ci facciamo

che piatto è le palle del nonno
un piatto che il giorno che me lo metteranno davanti dirò che sono vegano

lelli kelly slogan
seriamente, temo sia «Oh, yeah!»

ora che non c'è più topo gigio

come faremo mai? Maledetto Ratatouille

picchiato and mi chiamo virgola
associazione di idee impeccabile

la vitamina c è vero che cura il morso della vedova nera
mah, cosa dici, vogliamo provare a farci una spremuta o ci decidiamo a chiamarlo, sto Centro Antiveleni?


Gatti che senz'altro farebbero meglio ad arrangiarsi

dove vanno i gatti se scappano da casa
e tu il tuo gatto lo cerchi così?

un gatto che si crede una gallina
se le uova sono buone io non indagherei oltre

quando i gatti si tagliano cosa si può fare
per esempio,  non cercare rimedi su Google mentre il gatto si dissangua in cucina

se un gatto di 2 anni cade dal secondo piano per la seconda volta
non dev’essere proprio il gatto con gli stivali quanto a furbizia

Il mio gatto non si regge in piedi
Dopo la terza caduta può essere normale

com'è il detto,i gatti cadono sempre?
..Dal secondo piano!
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La Grande Amica

pensato da Jonlooker il mercoledì, 22 ottobre 2008,19:12
Golden Lady ci presenta uno spot che, per una volta, è democratico: siamo tutti presi, donne e uomini senza distinzione, per debosciati. Il tutto sembra innocuo ma per me è terrificante. E siccome, in quanto uomo, sono chiamato in causa da una casa che produce nientemeno che collant, semplicemente mi oppongo, come pure d’altra parte anche le fanciulle dovrebbero e cercherò di spiegare perché.

C’è una finta impacciata; sapete, di quelle bellissime che si mettono gli occhiali da vista peggiori che trovano e si vestono con quella lana pizzicorina insopportabile a guardarsi (ma col tacco dodici, ci mancherebbe), per non far pesare agli altri la loro radiosa beltà. Trovandosi in una biblioteca, è anche una finta intellettuale, perché una ragazza intelligente e colta sul serio (di cui è pieno il mondo) non impegnerebbe materia grigia nell’elaborazione di pensieri tanto cretini.

Secondo questa graziosissima idiota, prerogativa degli uomini è:

Dire le parolacce.
Eh sì, noi uomini, bettolari nell’intimo, incapaci di un discorso compiuto sgravato da turpiloquio. Se sentissi quella del palazzo di fronte, quello che è capace di dire.. si vede che sta studiando gli uomini anche lei. Io, che se dicevo «casino» non guardavo i cartoni per una settimana.

Staccare la coda alle lucertole (detto con sadismo strisciante). Ma come ti permetti, spogliarellista del circolo culturale che non sei altro?
Io che mi fermo con l’auto sull’extraurbano per far passare i ranocchi e che da piccolo ho usato la mia paghetta di mesi per adottare a distanza un cervo sardo (col sempre attuale dubbio: «ma sto animale esisterà davvero?»).  Che a undici anni, quando ho ucciso un geco per sbaglio con il tosaerba, gli ho fatto un funerale secondo il mio rito religioso.
Il mio grandissimo amico d’infanzia, che quando, a sei-sette anni, ha acciuffato una lucertola e lei è scappata lasciandogli la coda in mano, ha urlato in lacrime per ore «vi prego, riattaccategliela».
Tutti quelli che invece di farsi una vacanza d’estate si sfiniscono a pulire i canili e a lavare i cani gratuitamente, mentre tu sei in albergo a Fregene a studiare l’uomo di turno.

Tirare i sassi alle finestre (detto con voce rotta dalla nostalgia per i bei vecchi tempi andati). Abbiamo trovato quella cresciuta al riformatorio. Potrei sbagliarmi, ma non tutti i maschi tirano i sassi alle finestre. Una buona parte le infrangeva (parlo al passato perché oggi c’è la Wii che ha massacrato pure gli sport all’aperto) per sbaglio col pallone e poi veniva preso e portato per un orecchio dall’anziana vicina danneggiata, con una piantina di ciclamini per chiedere scusa e farsi perdonare.
Io, che se avessi saputo quale era la tua finestra, c’avrei tirato un mattone e poi ti portavo i crisantemi.

Parlare da uomo a uomo, giocare a biliardo, vedere un fuorigioco. E di che parlavi, tu, di quante code eri riuscita a staccare? Ovviamente gli uomini o stanno in una tavernaccia lercia a giocare a biliardo (che poi, voglio dire, non è che giocare a biliardo equivalga moralmente all'omicidio preterintenzionale) oppure guardano le partite di calcio. Hai dimenticato tante cose importanti, sai: la gara di rutto libero, stare in mutande alla finestra scolandosi la birra dalla bottiglia, sbagliare candeggio. Che uomo sei senza questi fondamentali passaggi? Metà dei miei amici, che non sanno nemmeno cos’è un fuorigioco e sono felici lo stesso. Io, che lo so e non me ne faccio niente.

E tutto questo «per poter studiare gli uomini». Ah, mi scusi, signorina Levi Montalcini, poteva dirlo subito che era per la scienza. Perciò, prendendo spunto dalle Sue ricerche, gli uomini sono tutti delinquenti, tutti rozzi, tutti decerebrati, vuoti, disadattati e torturatori di animali. Ma le donne non sono certo migliori, perché per essere considerate non possono essere loro stesse, devono studiare le registrazioni di Controcampo, fare uno stage nel Bronx e comportarsi come se si fosse stati educati dal Jocker (grazie Ulisse!) Joker di Batman. Ed è motivo di vanto, quale grande conquista; e com’è simpatico questo spot, quant’è spiritoso.
Così, mentre ci si concentra su quanto siano sciocchini, questi maschi, non ci si rende conto di quanto questo spot sottostimi il genere femminile.
Tu, che sei in una biblioteca da venti minuti e ancora non hai aperto un libro ma hai già fatto l’occhio di triglia al prossimo soggetto da studiare.
Di chi saresti Grande Amica, esattamente, tu..?
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Missione Compiuta

pensato da Jonlooker il lunedì, 20 ottobre 2008,07:31

Compagni del Quartier Generale,

su esortazione dello stimato comandante M9, vi invio un aggiornamento dalla base.

La missione, da me recentemente portata a termine con successo, consisteva nel recupero di un'ingente quantità di Tender che, per chi non lo sapesse, sono delle merendine della Milka.

Suddetta divina bontà non arriva più nella triste città in cui vivo, o meglio ancora: da qui a un raggio di chissà quanti chilometri non ne è più dato aver notizia.
Invece i Grisbì, di cui non mi può fregare di meno, qui ci sono ovunque, in tutte le versioni.
Ingiustizie. Abbiamo formalmente richiesto alla Fao di occuparsene.

Spedizioni infruttuose si sono pure susseguite in numerosi Autogrill (per affrontare i quali ho superato un addestramento a parte); ma il maiale di peluche che canta c'è sempre, vi rassicuro. Anzi, lo zoo s'è arrichito della presenza di un leone, che quando passi canta «The Lion Sleeps Tonight». Alla terza volta ho chiesto un salvacondotto al distributore di fronte per scappare a piedi in autostrada. La qual cosa, purtroppo, mi è stata negata.
A proposito, la mia esperienza sul campo di battaglia mi spinge ad unirmi all'appello di Regulus21, il Camogli NO, mai nella vita. Di peggio c'è solo l'Apollo, che vanta cotoletta e lattuga nella stessa angosciante tonalità di grigio. Ma ve lo dice pur sempre uno che giovedì ha avuto il coraggio di sbafarsi due Icaro. E l'ho trovato buono.
I miei superiori mi hanno fissato una consulenza psichiatrica per questo, dicono che potrei soffrire di stress post-traumatico, oppure il muffin mi ha fatto male.

La ricerca è terminata in uno Spar minuscolo sull'Autobahn, dove un dispaccio mi ha aggiornato sulla nuova variante Tiramisù, ancora non disponibile in loco. Lì ho potuto recuperare due stecche da dieci Tender al ripieno al latte in offerta a 2.99. Purtroppo, nel viaggio di ritorno, ho dovuto pensare alla mia sopravvivenza e, una volta alla base, sostenere l'assalto di mia sorella, ragion per cui restano all'attivo solo dieci pezzi.
E mi sento un po' pesantuccio, se mi si consente di parlare a riposo.

Ringrazio Fedeverza per la disponibilità all'invio di aiuti umanitari. Ce ne avvarremo in caso di estrema necessità.

Ora, siccome mi si è preso (con molto tatto, lo riconosco!) per mentecatto esaurito, che attraversa continenti per un tronchetto, timidamente farei notare, a questo punto, che da dove mi trovo, per andare in Austria, metto un quinto di quello che metterei se dovessi andare, per fare un esempio, a Milano. Con il vantaggio, nella splendida zona austriaca che frequento, di zero inquinamento e tantissime belle cose de fare.
Che Jonlooker sarà pazzo, ma per altri motivi!

Almeno, questo è a grandi linee il discorso che pensavo di fare allo psichiatra del mio Distaccamento, visto che s'è tanto insistito per fissarmi un colloquio.

Allego supporto audiovisivo recante la prima mistica apparizione Milkiana a Jonlooker, origine di tale insana devozione nei confronti dei Tender.

In attesa di istruzioni, mi congedo.

 

(Saluto militare, sipario.)

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L'Essenza Esplicata

pensato da Jonlooker il giovedì, 16 ottobre 2008,07:55
Essenzialmente è andata così:

«Ooooh la mia testa.. Che ora è?.. E dove diavolo sono?
..Ah sì, la festa devastante di ieri sera.. e mia madre che pensa che io sia una ricercatrice alla facoltà di biologia..
‘Ste tarme dei vestiti non muoiono mai..Dio, quanto ho bevuto. E' già tanto che non mi butti di sotto.
..Voglio vedere adesso come torno a casa.. Mm..vediamo.. che città è questa..?»
 


Posto oggi anzichè domani, perché parto or ora per l'Austria, ché vado a prendere i Tender (non sto scherzando). Buon Weekend a tutti!
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Uno Più Buondì Dell’Altro

pensato da Jonlooker il mercoledì, 15 ottobre 2008,07:10
Bentornati, amici delle stagioni passate.
Quello che riesumeremo oggi è un vecchissimo spot dei Buondì Motta, merendina sfortunatissima quando dev’essere pubblicizzata; basti ricordare quell’inquietante uomo in pigiama che ripete ossessivo «Buondì Buondì Buondì!», solo che lo fa a bocca disgustosamente piena. Ah, guardi.. che voglia di fare colazione che mi ha messo, lei non ha idea.

Come potete vedere, le origini già non erano confortanti.
Per cominciare, il jingle frastorna: la melodia sfracella i timpani sul muro del suono e le parole stanno insieme senza dar vita a un senso compiuto. Ora, tutto questo funziona benissimo con le canzoni di Tiziano Ferro, con il resto del mondo non so.
Tutti i protagonisti (che ho il sospetto essere due soltanto, ma assai abilmente travestiti per sembrare di più) sono vestiti con maglioni a righe, per riprendere il pattern delle confezioni monoporzione; già questo è di una genialità perversa. E, se dopo la visione dello spot, chiudete gli occhi, vedrete righe, non dite che non vi avevo avvertito.

Ma entriamo a grandi passi nel bioparco, in cui troviamo, nell’ordine:

Gli sportivi: giocano a baseball, sport così popolare in Italia da essere secondo solo al lancio delle forme di formaggi stagionati dalle colline. E noi che siamo italiani e c’abbiamo lo stile, non giochiamo con le divise di squadra, ma col cardigan a filo intreccio a righe bianche e blu, che sta con tutto.
Lei, battitore designato versatile, assesta un colpaccio di mazza sulla faccia del ricevitore. Posso dire a sua difesa che se il ricevitore le stava ancora più attaccato nove mesi dopo avevano un figlio.
Lui non la prende bene e con fair play sfoggia il repertorio gestuale della Vuccirìa e per poco non la prende a sberle. Lei, di rimando, gli ride in faccia come se avesse di fronte l’ultimo dei vermi.

La confusa: quella che azzardo essere il battitore di prima sotto mentite spoglie. E’ una trentacinquenne che si veste come se avesse otto anni, trucco da gran soirèe e scanzonati codini di raso. Abbella, curati! (mi si conceda lo sfogo popolano).

Il secchione: si concede una pausa dall’ardua soluzione di conti elementari addentando un Buondì; lo vedrete per un nanosecondo, perché non giova esteticamente all’insieme (che di per sé ha la delicatezza dello sbarco in Normandia), ma i piccoli matematici in incognito sono capaci di captare il messaggio in codice e sono messi al corrente che il Buondì è sufficientemente nerd per loro.

Il cretino
: è al parco con un dolcevita a righe bianche e rosse, seduto per terra con un libro in mano. Sarebbe tutto più o meno sopportabile, se non fosse che ascolta musica agitandosi come un tarantolato e sputacchiando briciole di Buondì come se fossero fuochi pirotecnici.

Voi capite, nel dubbio che siano i Buondì a fare danni così gravi, non sono più tanto sicuro neanche di me, che un paio nella mia vita dovrò pur averli mangiati. Mi sono salvato dall’abuso di quei cosi solo perché a me piacciono le farciture generose.
E, diciamolo, la farcitura sta al Buondì come la ragazza stava alla battuta.
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Note Stonate

pensato da Jonlooker il lunedì, 13 ottobre 2008,07:06
Innovazione e tradizione s’incontrano in casa Mercedes, modello GLK.

Non mancano innanzitutto gli elementi classici di uno spot di auto che si rispetti: la coppia hollywoodiana che fa escursioni in scenari da sogno immersi nella natura con un bel macchinone galattico (ah siete proprio in missione ecologista, voi due!), la certezza che per un milione di miglia almeno non incontreranno anima viva... il solito.

Il guizzo creativo sta nel fatto che lei, contenitore umano di psicofarmaci, guardi la strada come se fosse stata segregata per anni in un bunker e liberata di recente, convincendosi en passant di vedere James Dean. Ora, a voler spendere due parole, quella persona è la cosa più lontana da James Dean dopo una stella di Natale. Ma lei e i responsabili casting sono incredibilmente convinti del contrario, tant’è che assistiamo alla commovente espressione mistica di chi ha appena scoperto l’ultimo livello dei segreti di Fatima.
E che bella idea riferirsi ad un attore deceduto in seguito ad un incidente d’auto, quale buon gusto! E’ come se, in un ipotetico spot sulle armi da fuoco, un figurante che impersoni Kurt Cobain dicesse: «Per me, il più efficace fucile al mondo».

Il marito della visionaria, al contrario, abituato a vaneggiamenti farmacologici dell’ammattita consorte, le risponde «è impossibile» con il tono e la faccia di chi sta dalla mattina alla sera a dire che «è impossibile».

Si rende infine omaggio a Marilyn Monroe (almeno è somigliante), che passa anche lei per squinternata (e perché il the?!) un po’ perché le è parso di vedere una Mercedes -e ciò pare indispettire il signor Dean- un po’ per quel vestitaccio stampato ad amarene.

Si osservi dunque il potere della musica:
Circa la versione originale, purtroppo non conosco la musica che accompagna le immagini ma, se ci pensate, è quel genere di motivo che caratterizza le situazioni di:

simpatici equivoci/scambi di persona
cocente imbarazzo generale
fuga comica e rocambolesca dall’ospedale psichiatrico.

Noi invece abbiamo la colonna sonora de "I segreti di Brokeback Mountain", perché dobbiamo fare i raffinati a tutti i costi; solo che l’effetto che voleva dare lo spot originale (che non era di per sé di una bellezza abbagliante, eh) si dissolve in uno totalmente diverso.
Una specie di: “la terapista dice che ti farebbe bene visitare i Grandi Parchi dell’Ovest”.
Cosa che, a mio modesto avviso, a questi livelli «è impossibile»!
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Espiazione

pensato da Jonlooker il venerdì, 10 ottobre 2008,00:07
Mi sentivo un po' in colpa per avervi costretto a rivivere momenti di tensione e paura con la pancia di Marco che, quando ho scovato questa chicca (anche se non proprio nuovissima), ho pensato subito di servirmene per rimediare.
Ho pensato di sottoporla a voi per vostro diletto, ai pubblicitari per far capire loro che con le idee semplici si possono confezionare spot molto validi.. persino per le caramelle.

Il prodotto è la caramella Rolo, leggera in calorie come un pacco di zucchero da un chilo avvolto nella pasta sfoglia glassata, ma questo è un altro discorso.

Il primo scenario è un parco con zoo annesso (potrebbe essere il Central Park di New York City, ma l'ambiente ricreato è troppo retrò perché io mi ci raccapezzi a dovere), necessario antefatto alla parte successiva dello spot.
Un bambino dalla faccia da schiaffi, abbigliato di modo che anche il resto del corpo in definitiva è da schiaffi, saltella nel parco e scarta la sua ultima caramella Rolo; proprio mentre la porta alla bocca, si accorge che davanti a lui, su un piatto d'argento, c'è un povero elefantino tutto da vessare.
Vabbè che io piango perché in uno spot un bambino ha perso l'orsetto (salvo poi non curarmi del perché un piccoletto di cinque anni scarsi si aggiri solo sperduto per la città reclamando pupazzi, ma anche questo è un altro discorso), ma quale precoce mente criminale può concepire di divertirsi rattristando elefantini, che dai tempi di Dumbo sappiamo essere creature inverosimilmente sensibili?!
Ad ogni modo, tra versi simpatici come l'allarme dell'auto alle tre di notte e smorfie che non fanno bastare gli schiaffi, la violenza psicologica si esaurisce nel momento in cui il bambino dal cuore di pietra mette la caramella in bocca, gesto in risposta del quale l'elefantino lancia un impareggiabile sguardo livido di rancore (pregevole la scelta della musica).

La seconda parte dello spot si svolge in un'epoca decisamente più recente, in cui il bambino odioso è diventato adulto, pur conservando l'azzeccatissimo senza maniche a rombi e l'espressione tipica del compiaciuto idiota (non vorrei che foste così lusinghieri da prendere la parola intesa con l'accezione forbita di Dostoevskijana memoria: intendo dire proprio idiota).
Con l'aria di chi non ha niente da fare e gira a vuoto a guastare l'animo di chi lo incrocia, egli è intento a guardare una parata in cui sfilano vari animali. Tra di loro l'elefantino di un tempo, ormai cresciuto anch'esso e che probabilmente avrà passato tutti quegli anni a covare la sua furia cieca di pachiderma, che gli assesta con la proboscide il colpo che noi tutti gli avremmo dato quando ancora viveva in bianco e nero.

Il claim recita «Pensa due volte a cosa fare della tua ultima Rolo».
Semplice e nel contempo originale, secondo me bellissimo.

Certo, in un mondo perfetto l'elefante attraverserebbe il quartiere puntando dritto verso casa di Marco (e sono certo che questo «a Marco non piacerebbe»), per lasciargli il segno della proboscide a vita sulla faccia.

Ma, ahimè, anche questo è un altro discorso.
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Supplizio D’Estate

pensato da Jonlooker il mercoledì, 08 ottobre 2008,09:30
Complimentoni vivissimi al criceto che gira nella ruota cerebrale degli ideatori dello spot Golia Fresca Estate, per essere riuscito a far venire il disgusto in venti secondi esatti.

Marco (suggerisco a tutti quelli che si chiamano Marco di citare la casa per danni all'immagine) è un raro incrocio tra Poirot, Borat, il Titanic e un budino Cameo, migliorato e potenziato da una t-shirt da vertigine (con colori presi a caso dalla tavolozza del Male e devastata da un occhio gigante), che fa rivalutare prodigiosamente quelle di Monella Vagabonda, senza contare i jeans tagliati al ginocchio rubati di fresco a un memorabilia degli anni ’90. E come trascurare quegli stilosissimi sandali che piacciono tanto ai nostri amici tedeschi?
Sull’appena descritto abbigliamento, così piacevole per cornee e coronarie, ruota  tutto un fine ed affascinante spot che ci illustra sensatamente le qualità di una tripartita caramelletta.

Per il primo strato di frutta, che «a Marco piace» (che leitmotiv spiritoso, erano anni che non mi divertivo così), ci viene donato uno sguardo che, se riproposto alle undici di sera in metropolitana, sarebbe ricambiato da abbondante peperoncino spray. Piove frutta, naturalmente.
 E dove cade la frutta? Cade a proposito per indottrinarci sul secondo strato di frutta, che tutti ignorano, essendo calamitati dai polpacci depilati di Marco e soprattutto dal dettaglio rivelatore di goduria («a Marco piace e si vede».. qui una manganellata ci starebbe tutta), cioè le sue dita dei piedi che ballano garrule in quello schifo di sandali.
Ma siccome al peggio non c’è mai fine, la t-shirt psicotica, citata all’inizio, si ritrova improvvisamente accorciata di due spanne, in favore di un tragico parallelismo tra lo strato di “xilitolo freschissimo” (neve finta che nemmeno in Mamma, Ho Perso L'Aereo) e i rotoli di grasso di Marco, in un hula hop in sincrono che raccomando solo agli amanti del genere splatter, da mettere nella collezione dei DVD, accanto a La Terza Madre. Non c’è bisogno di dirlo, «a Marco piace..brr».
Guarda, su quello siamo d’accordo.. stiamo rabbrividendo tutti.
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