Nuove Frontiere Energetiche

pensato da Jonlooker il lunedì, 29 settembre 2008,12:39
Una volta gli orsi scaldavano gli esseri umani*..

Oggi  sono gli esseri umani, a scaldare gli orsi.

Visto che siamo in tema di orsi, ne approfitto per chiedere a chi si occupa degli spot Sky di non creare mai più cose così, ve lo chiedo per restituirmi la dignità. Piango come un idiota ogni volta che lo guardo.


[*Detto questo, quel «sembra vivo!» faceva molto Mary Shelley e ho avuto paura.]
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Comunicazione Di Servizio

pensato da Jonlooker il venerdì, 26 settembre 2008,10:31
Posto che ultimamente la formattazione in Splinder mi manda al manicomio perché non tiene conto delle mie opinioni una volta che sia una, chi ha Internet Explorer mi fa notare che il mio blog oggi assume le sembianze del diario segreto di un serial killer. Ho provato con quel browser ed è assolutamente vero.
A tutti loro rispondo, se si trovano in ufficio, che mi dispiace, perché non potranno farci niente.
A quelli che usano Internet Explorer da casa, consiglio di fare un giro qui.
Intellegenti pauca!

update: contrordine, il blog comincia a dare segni di cedimento con qualunque browser. Perché va tutto a peripatetiche?! Chi sa parli; Zlatan, so che sei stato tu.
update: contrordine del contrordine, sembra tornato tutto a posto col Firefox. Zlatan, stavolta passi.

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A Ognuno Il Suo Lavoro

pensato da Jonlooker il mercoledì, 24 settembre 2008,14:19
Lungi da me dire che per uno spot dovrebbero prendersi solo attori belli.

Però.

 

Se devi farmi prestare attenzione al prodotto io devo innanzitutto riuscire a guardare lo schermo, giusto? Si dovrebbe evitare di costringermi a chiudere gli occhi per dominare i conati.

 

Allora non serve pagare fior di soldi Uma Thurman che è bella bella e Hugh Laurie che è simpatico simpatico, se poi affianchi loro Zlatan Ibrahimović che è orrendo orrendo.

 

Non è l’aspetto estetico in sé (che già da solo è da Guinnes dei Primati), quanto l’insieme:

 
 

la voce da lobotomizzato che, con l’ausilio di un doppiaggio killer, lo fa sembrare un pesce impazzito;

 

le occhiaie da dissanguato:

 

i capelli intinti nell’olio di semi di mais;

 

un analogo sentore di unto che aleggia sul resto del corpo come se fosse un’anguilla;

 

quel suo modo di annuire sempre come per dire: «annuisco perché sono imbarazzato, in realtà non sto capendo niente di ciò che mi succede intorno.»

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Meditate, Gente, Meditate!

pensato da Jonlooker il lunedì, 22 settembre 2008,11:41

Cari amici,

a voi, che ogni sera  che uscite bevete un succo di pompelmo perché l’ultima volta che avete preso la statale avete fatto scoppiare il palloncino alla pattuglia, dedico questo splendido spot, che fa ridere già così, preso da solo, senza che mi ci metta io. Però ormai sono qua, sapete com’è.

Renzo Arbore mette subito le cose in chiaro: quello che ci accingiamo a vedere non è un banale spot, ma un molto più elevato “discorso sulla birra”.

Esaurita brevemente una parentesi pseudo ecologista che ci suggerisce di far bene all’ambiente tracannando futuri vuoti a rendere, con il manifesto scopo di poterne comprare ancora di più, ci si concentra sull’importantissimo «quando si beve?». Lapalissiano: si beve SEMPRE. Si beve perché il signor Arbore non vuole essere rimbambito, visto che «ch’ha da fare» (e siamo a una..); ma anche quando (e due..), abbigliati con una tuta à la Kill Bill, ci si bea di non essere ingrassati, sfottendo voi, che stasera i il succo di pompelmo lo dovrete bere per forza e per giunta diventerete obesi, «lo sapevate?!» ; «oppure adesso che devo avere sprint e mente lucida», in realtà è solo nell’ennesimo bar (e tre..), ma essendo ben accompagnato possiamo dedurlo da soli, a cosa gli servono “lo sprint e la mente lucida”.

Novello Giovenale (o Homer Simpson, se preferite), Arbore  insiste con l’affermazione che tracannare ettolitri di birra sia la formula applicativa di mens sana in corpore sano. Insomma, piano con l’alcol ma sotto con la birra.

Detto questo, dopo tre birre dalle dimensioni di tutto rispetto, monta in macchina, ci consiglia di pensare bene alle sue parole e parte a tutto gas (volevo dire a tutta birra, ma mi sembrava un po’ da sagra come umorismo.. ormai è fatta, accidenti), rigorosamente senza cinture, probabilmente verso una pattuglia che lo accoglierà chiedendogli un autografo e che glielo regalerà, il palloncino.

 

Su provvidenziale segnalazione dell’ottima Antaress.

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Aridatece Topo Gigio

pensato da Jonlooker il venerdì, 19 settembre 2008,11:46

Una volta mi trovavo  all’università  alle otto del mattino e,ancora impastato dal sonno, ho sentito risuonare per tutto l’edificio la suoneria tristemente nota col nome di “Bella Topolona”.

Lì ho pensato innanzitutto che provo una tragica pena per il genere umano; poi ho guardato giù per la tromba delle scale e ho scoperto che il telefono incriminato apparteneva alla donna delle pulizie. Ora, come lavoro non rende molto, no? Giusto per dire come è bravo quel nutrito gruppo di italiani a gestire i suoi soldi (cioè comprando cellulari da seicento euro e pacchi di suonerie terrificanti a peso d’oro, salvo poi piangere il morto perché non arrivano a fine mese), questa ha pensato bene che di far quadrare il bilancio spendendo cinque euro alla settimana per una cosa del genere.

Si tratta di un topo ributtante fatto di plastilina, che io, con le mie capacità di scultore minori uguali a zero, avrei saputo modellare  meglio; l'orrido pupazzetto in questione fa capire chiaramente di essere bisognoso di contatto fisico con un soggetto che respiri (ma non necessariamente); notare il gesto che accompagna la romantica frase «mammamia quanto sei bona». Dolcissimo, fa pure l’occhiolino marpione. E assicura tra l’altro «Non ti lascio sola», capite, è così premuroso da avvertirvi lui, che sarà il vostro stalker personale per il resto dei vostri giorni.

E poi, all’improvviso, il tentativo disperato di dare un senso a tutto questo:

«Fai un complimento con questa simpaticissima suoneria!».

A parte che questa suoneria è simpaticissima come potrebbe esserlo una cambiale scaduta, che concetto hanno del “fare un complimento?” «comportati da maniaco dei giardinetti e ti ritroverai sommerso da donne adoranti!»?!

La stragrande maggioranza di chi si fa fregare da questa robaccia è costituita da ragazzini, che hanno imparato in un colpo solo come restare senza soldi e senza ragazze.

Anch’io da ragazzino non battevo chiodo, eh, sia chiaro.

Ma almeno era gratis!

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Dulcis In Fundo

pensato da Jonlooker il mercoledì, 17 settembre 2008,13:39

Immaginate di avere una vita triste.

Sì, la vostra vita è triste, perché vivete con una banale moglie modella sempre felice, che vi guarda come se foste un’apparizione, in una villa di vetro autosospesa ( no, tranquilli, non siete diventati ignoranti all’improvviso, è una parola che proprio non ha senso, inserita in questo contesto) in mezzo all’oceano, mentre fuori il tramonto inonda la città perfetta che sta sullo sfondo.

La vostra vita è ancor più triste adesso, che state disegnando con le matite perché «vi è venuta un’idea» così geniale che non vi attira nemmeno la zuppiera di pomodori e fichi che c’è in frigo. La tensione e lo stress si tagliano con il coltello.

Allora, per tirarvi su, vostra moglie sradica una mattonella del bagno e ci poggia su due Kinder Paradiso senza che un minimo spolvericcio di zucchero a velo cada.

[Ora, ne vogliamo parlare? Aprire un Kinder Paradiso vuol dire ritrovarsi investiti da una coltre polverosa di zucchero a velo e dover finire di scartarla a occhi chiusi, mentre si accende l’allarme antifumo e parte la doccetta.]

Com’è buono e giusto, la merendina si prepara da sola, con la crema che cade liquida come l’acqua e si fissa sul pan di Spagna tenace come calcestruzzo, mentre nevica zucchero.

La serata volge così al meglio: come in uno dei più classici giocattoli per neonati, il sole tramonta in un nanosecondo e lascia spazio alla luna finta, mentre un preoccupante fumo da discoteca invade la vostra casa di vetro. Come se non bastasse, la vostra bella moglie (che mastica guardandovi con selvaggia cupidigia) trova del cotone dietro la poltrona e ve lo picchietta in faccia con simpatia.

E come potrebbe migliorare mai una serata così?

Ascoltando Gianluca Grignani.

 

Su segnalazione della sempre scintillante Miss Vale.

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Presunzione D’Innocenza

pensato da Jonlooker il lunedì, 15 settembre 2008,08:04

Miei cari nostalgici dei tempi che furono, bentornati all’angolo della storia.

Oggi mi propongo di farvi venire il magone o di rendervi isterici per ostilità pregresse, a seconda che abbiate amato o odiato questo spot  (se non lo vedete c’è anche qui, ma la qualità è assai inferiore) dell’aranciata Sanpellegrino (1987 d.C.)

Ora, io potrei semplicemente descrivervi com’è, ma la lettura non è affatto univoca.

Voi infatti potreste essere ancora placidamente ciondolanti in un clima rassicurante col cuore immerso tra il 1980 e il 1992, ma potreste essere anche stati completamente assorbiti dal modus operandi dello sfacelo odierno e dalle sue dinamiche di pensiero standardizzate.

Io non so in quale delle sue situazioni appena descritte voi siate, ragion per cui vi metto a disposizione due visioni possibili dello spot a seconda degli occhi che sceglierete di indossare.


Se ricordate l’innocenza perpetua con cui guardavate gli spot e siete inconsolabili orfani degli anni Ottanta:

Quanti ricordi! Dei bambini carini, vestiti deliziosamente in abiti vagamente retrò ispirati ai romanzi di Dickens, partecipano ad una festicciola, ma si annoiano perché non c’è nulla da fare. Si guardano desolati nei loro visini irlandesi, finché il più simpatico di tutti, l’adorabile peste con i risvolti fatti dalla mamma sulla giacchina jeans, esclama «adesso esageviamo!», con la sua dolcissima r moscia. Agita una lattina di aranciata e la apre. Al che (magiaaa!) il liquido che ne esce crea un mondo di fantasia sfavillante di colori, le arance ballano insieme e ridono ondeggiando in scenari fioriti, scene di festa ed armonia tra le creature scaturiscono dal tratto infantile ma sicuro di chi ha materializzato i suoi sogni. Ovviamente la festa ha trovato il suo perché e il piccolo eroe dai capelli rossi è acclamato dagli amici e ha trovato anche la sua dolce metà, la bimba altrettanto rossa e lentigginosa vestita di un bel rosa antico. Indizio del fatto che rimaniamo a cavallo di fantasia e realtà, i loro corpi sfidano la gravità e restano in piedi nonostante, a quella inclinazione, non sarebbe fisicamente possibile.

E la canzoncina! Tutti la cantavamo da piccoli, è allegra, piena di gioia, a ricordarci che una volta i bambini erano davvero senza pensieri. Non ambivano ad essere perfetti, si poteva avere un jingle senza che fosse rap o che i bambini dovessero sembrare dei micro Modugno.

E’ questa l’innocenza delle cose che abbiamo irrimediabilmente perso.


Se ormai siete perfetti soldati del terzo millennio e per voi l’innocenza gode degli stessi avvistamenti degli unicorni:

Ci sono dei bambini vestiti come pagliacci, che se mia madre mi vestiva così di sicuro per vendetta mi affiliavo a una baby gang. E dove li hanno messi, in cella di isolamento?  Si guardano con quelle loro espressioni esasperate e falsissime, finché al rampollo con l’r moscia fastidiosissima viene un’idea geniale, cioè di applicarsi al vandalismo; così assume l’aria da Scarface e fa «adesso esageviamo!» e scuote violentemente una sfortunata lattina.

In realtà ha distribuito LSD. Colori psichedelici, stelle multicolore..dai.. e quei fiori..non siamo mica nati ieri, l’abbiamo capito che si parla di anni Settanta e di droga come strumento per vedere cose meravigliose. E l’arancia che si moltiplica e ride sfrenatamente? E’ il passaporto per il delirium tremens.

Come garanzia al tutto, il nobile moccioso annoiato è quello accompagnato dall’unica componente femminile del gruppo, e solo il pusher si porta dietro una vestita così, ma dove le arriva quel vestito, al femore,  c’hai dieci anni e ti abbigli come se lavorassi sulla Salaria. Guardatelo, lui, sta tutto storto non ha nemmeno più l’equilibrio di stare in piedi.

E l’avete sentito come canta? Deve aver pure bevuto mezza distilleria, strascica le parole e biascica frasi tutte sue ignaro della base musicale, neanche fosse nel più infimo karaoke di Tokyo.

Sempre più giovani, sempre più in basso.

E’ la società a ridurli così. La società e la scuola.

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Precipitazioni

pensato da Jonlooker il venerdì, 12 settembre 2008,09:04

Negli ultimi tempi, pare aleggiare il tacito accordo per cui le pubblicità dell’acqua minerale devono, passatemi il termine aulico, fare schifo. Per forza, senza scampo: come se uno spot non irritante significasse l’implosione della ditta. Fateci caso, Roberto Bolle che danza elegantemente per Fiuggi non ha avuto lo stesso ritorno che hanno le seguenti offese profonde all’intelligenza umana.

Dell'acqua Nestlè Vera  abbiamo già parlato , cerchiamo di metterci una pietra su.

 E’ d’obbligo invece citare Brio Blu Rocchetta, nelle sue varie versioni  (io ne ho scelta una tappandomi il naso) che riescono perfettamente nell’intento di  sminuzzare i nervi.

Questi due “comici”, che in realtà sono quanto di più lontano esista dall’universo del divertente, si alternano in scenette pietose, una trasposizione breve dei momenti più bassi di Buona Domenica malamente travestiti da teatro comico.

Potrebbe venire il dubbio che la serie Brio Blu sia stato solo un errore di valutazione, ma possiamo star tranquilli: Rocchetta (e Uliveto, forse con la consulenza esterna di un bambino al secondo anno di asilo) ci ha donato un’intera saga agghiacciante, con la Chiabotto che sfonda il muro del suono per dire quant’è bella perché la sua vescica funziona, sempre accompagnata da Biancaneve/San Francesco/Del Piero, il tutto ultimamente coronato dalla presenza di un essere umano che, a un occhio distratto, può quasi sembrare una suora, ma che a guardar meglio è (sia per aspetto che per modi) un detenuto evaso che si nasconde in un convento sotto mentite spoglie.

Ma non dimentichiamo tutti quei bambini simpaticissimi, che ci fanno rimpiangere le capre che si presentavano a Genius e forse anche i Cortes  sotto i dieci anni che ballavano con innaturale trasporto per contendersi la pianola messa in palio da Bravo Bravissimo.

Lo scettro, però, spetta senza dubbio all’acqua Lete,  in cui una testa di Casper  (notare come in una sol colpo io abbia espresso due personalissime opinioni)  alterna elucubrazioni da dietologo illuminato a demenzialità intrise di umorismo per disperati, capace di enumerare le proprietà benefiche dell’acqua con la stessa disinvoltura con cui conia espressioni imbecilli della risma di «che bollezza» o, quando è in fase trasgressiva e scurrile, «rompibolle». La particella di sodio ha sempre un’occasione per dare fastidio: se è Natale fa gli auguri, se c’è il Festival di Sanremo canta, se è Pasqua fa di nuovo gli auguri, per tutto il resto dell’anno una cretinata da dire la trova sempre.

In giro leggo frasi del tipo  «la particella di sodio mi fa morire dal ridere» «finalmente una pubblicità divertente», come dire che ce la siamo andati a cercare noi.

In effetti ho il bruciante timore che la particella di sodio sia l’archetipo di ciò che vuole la massa: qualcosa che azzeri l’attività cerebrale, frasi costruite senza gusto e senza sapore, l’importante è che entri in casa la marca poi chi se ne importa se il veicolo è un camion della spazzatura.

Come se, al ristorante di lusso, vi portassero un succulento scamone avvolto nella carta di giornale, perché voi avevate chiesto la carne, mica il modo con cui doveva essere servita.

 Ed è la stessa cosa... La stessa identica cosa.

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Leggende Metropolitane

pensato da Jonlooker il mercoledì, 10 settembre 2008,12:30
Linguaggio ggiovane applicato alla terza età
«Visto che sulla Global Relax ti sei sciolta, squagliati e lasciami la mia poltrona!» (W. De Angelis)

Giuochi di prestigio
«Vitasnella è l'acqua che elimina l'acqua»

L'assioma di MacGyver
«Il vostro cassetto diventerà un armadio grazie a Space Bag!»
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Quel Tocco In Più

pensato da Jonlooker il lunedì, 08 settembre 2008,12:31

Oggi si inaugura una nuova tag, “Operazione Nostalgia”; un modo simpatico di dire che, d’ora in poi, ogni tanto ravanerò nel cestone delle offerte del grande magazzino.

Per esordire ho scelto lo storico spot (non il pallido remake che l'ha recentemente sostituito) con le varie declinazioni del caglio col ruggito, i Tigre ,  perché il jingle è di quelli belli di una volta, precisi nella metrica e ripetitivi fino all’ipnosi; e perché lo spot, come in generale quelli degli anni ’80-‘90, sembra dotato di un’ingenuità disarmante che fa sempre sorridere.

Il motivetto è costellato da voci fuori campo di troll imbestialiti che minacciano: «Formaggio Tigrrrre!». I prodotti e le scritte, illuminati come le stesse sagome al neon  che annunciano la vicinanza di un night club, introducono i protagonisti , a parer mio da incorniciare:

  • il padre-Magnum P.I. con lo sguardo «Te digo mi!»;
  • la bambina con l’acconciatura à la Charlie’s Angel e un maglione giallo-Tigre confezionato con i cartamodelli di Passione Maglia. Ma almeno non è truccata come un’anziana maitresse;
  • Il bambino, Kevin Bacon da piccolo, con  lo sguardo sinceramente sorpreso di chi era rassegnato a mangiare qualcosa di vomitevole;
  • La mamma, antitesi della mamma delle Panatine (ci ricordiamo tutti della mamma delle Panatine, nevvero?) coperta fino al collo da una camicia monastica, che va in compostissima estasi. Almeno non è truccata come un’anziana maitresse.

 Il messaggio dello spot è così riassumibile:

Se sei un infante, ti toccano anche i formaggini a spicchi, nella briosa confezione rotonda che aprendosi si comporta da 33 giri.

Se sei un adulto, ti spettano solo le fette. E se adesso ti sembra una cosa sopportabile, ne riparleremo quando le ritroverai  schiaffate sul cibo a pranzo e a cena, SEMPRE: sui fusilli al pomodoro e basilico; sull’arrosto con contorno di quei cosi verde scuro che non capisco cosa siano ma sembrano secchiate di olive;  adagiate come la sindone sulle zucchine con sopra animaletti di bosco e su quell’altra roba che, a prima vista, parrebbe una squadra di nuoto sincronizzato di cosce di pollo che si allena nella palude che lambisce la discarica.

Save the best for last, la parte migliore è senza dubbio  il finale: «Ora la genuinità la trovi anche fondente e cremosa»,  che dovrebbe essere l’introduzione gagliarda di un prodotto con valore aggiunto, ma che si veste ineluttabilmente di comico: come dire che, prima di allora, la genuinità la potevi trovare solo in quanto lega pesante di tungsteno, con la consistenza del soufflé di marmo e al sapore di pietra.

Quanto mi mancano queste cose!

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