Miei carissimi amici,
sono sempre nel pieno della mia tempesta, ma purtroppo non mi hanno ancora cavato gli occhi e ho potuto assistere a questo.
Affinché i pubblicitari non mi dicano che mi perdo l’essenza dell’elemento comunicativo, premetto di aver capito che il punto è che ad assaggiare il prodotto sembra Coca-Cola e non la sua versione illusoria, per cui il gusto non si persuaderà nemmeno leggendo l’etichetta, eccetera. Ok, fin qua bravissimi.
Poi sfortunatamente inizia lo spot e si rovina l’atmosfera.
Togliamoci subito l’imbarazzo della location. Dove sono, nello spogliatoio di una palestra? Dall’asciugamano appena aggredito da una marmitta e il pallone da calcio Super Tele sullo sfondo, parrebbe di sì; e già viene da chiedersi quale mente criminale mette due lingue ad allumacarsi in un luogo così fetido, ma la domanda rimane a girare nel cervello, essendo esso instupidito dall’orrore che suscitano le suddette lingue.
Lingue bipedi, con piedi da elefanti e una coda (lingue con la coda, capite?!) che ho visto uguale in non so che serie di X-Files; lingue allevate dai piccioni in piazza Duomo a Milano, che viaggiano in coppia con atteggiamenti da adolescenti bisognosi di affetto e assumono Coca-Cola (confortatemi, ditemi che la bottiglietta non è adagiata su un pezzo di sapone di Marsiglia, mentitemi se necessario); non si sa in che modo la assimilino, visto che gli altri pezzi del corpo sono ancora nelle docce. E menomale, perché i tre presenti bastano a confondere le idee.
Il vuoto caotico regna sovrano: le lingue sono due, l’occhio è uno e già questo non torna.
Ma, mentre l’occhio giustamente non può bere (le lingue della Tim Tribù ci sono arrivate da sole pur in assenza di cervello) i suoi amici rosa possono vederlo; ma allora ancor meno si spiega perché non vedano l’etichetta del prodotto. Ah, già… altrimenti questo teatro kafkiano non si consumerebbe.
Segue una rappresentazione allegorica nuova e rassicurante: i giocatori di Hockey, a Princeton grazie allo sport, che vessano il fondatore del Club di Scienze, che peggiora la sua situazione guardandosi le unghiette delle sue zampe di gallina con aria di sufficienza e trattandoli come succedanei delle scimmie, pugnalandoli con un accento inglese confezionato malissimo. Il battibecco è pretestuoso è senza senso: loro lo chiamano «fratello» e insistono su concetti irrilevanti, lui se le merita tutte perché non li lascia scannucciare in pace e fa domande e questioni che non importerebbero a nessuno, tantomeno a quei due cosi orrendi.
Ma tenendo conto del fatto che il tempo che avevo a disposizione per scrivere è scaduto, arriviamo al sodo: lo spot a me fa tanto schifo perché le lingue sembrano peni.
E se non siete d'accordo con me e sospettate che sia uscito di senno, vuol dire che non avete visto ancora il dito.
Grazie a tutti quelli che mi hanno scritto e a quelli che hanno pensato a me. Non sono riuscito a rispondere a tutti, il pc ultimamente è un amato straniero per me. Ma sto lottando e per ora sono in piedi.