I Figli So' Pezzi 'E Alice

pensato da Jonlooker il venerdì, 29 febbraio 2008,08:36
Alice Home Tv mette in scena una famiglia astrusa con problemi esistenziali, uno spin-off di un film di Almodóvar. Non tanto per i genitori che sollevano appena appena il livello della recitazione sopra il livello del mare; Elena Sofia Ricci non disturba e ci mette il suo, Diego Abatantuono è un attore e su questo non ci piove.
Se dobbiamo parlare del ruolo da loro interpretato, è un discorso a parte.
Lui è considerato cretino da ogni singolo componente della famiglia e in effetti non assimila mai nulla di ciò che gli viene spiegato. Lei  è in vestito da sera pronta per il gran ballo o gira per casa con cesti di biancheria sporca, non c’è via di mezzo. Come modello genitoriale sono un totale fallimento, felici solo se i figli sono inchiodati con la carta moschicida in soggiorno a guardare più film che possono, orgogliosi come se fossero finalisti alle olimpiadi di matematica.

Il problema reale in effetti sono proprio i figli, maledettamente mal assortiti, geneticamente impossibili da imparentare, pieni di complessi seriamente trascurati. Ma conosciamoli meglio:

Il primogenito: Quasimodo de' noantri, sempre piegato e avvelenato, pieno di tic; recitazione spocchiosa come se gli avessero appena consegnato la targa di successore ufficiale di Carmelo Bene, perenne espressione ironico - sarcastica di chi considera il mondo sotto le scarpe, per poi rivelarsi un apatico prolungamento del divano che ha come unica compagnia un povero cane che non vorrebbe essere lì.

La figlia di mezzo: attrice pessima, un vuoto a perdere; è un personaggio complicato con rilevanti disturbi che la portano a credersi Lolita, per cui persino quando gioca a calcetto col papà (non ho trovato il video, meritava davvero) sculetta, tenta mosse provocanti e parla lasciva come se dall’altra parte dello schermo ci fosse qualcuno che paga cinque euro al minuto. Ogni sua frase sulle offerte Alice è una smorfia di Alizee nel suo momento peggiore, ammesso che ce ne sia mai stato uno in quel baratro francofono senza vergogna.
Per i componenti della famiglia è perfettamente normale che tenti di sedurre tutto, dalle piantane alle cornici dei quadri. Come fidanzato,si sceglie uno che fino alla settimana prima andava per traghetti a provarci con le turiste straniere sgranocchiando Tronky, immaginatevi il soggetto.

La figlia minore: va fermata prima che si rovini del tutto. Attaccata ai soldi e venale come un vecchio banchiere, pretende 300 euro per un film già pagato; tutti si toccano le tasche per darle tutto quello che hanno e si strabiliano per l’inaspettata spesa, senza domandarsi se non sia il caso di toglierle tutte le Bratz, di schiodarla da quel divano e portarla a rieducare in qualche collegio di suore spietate.


Nel complesso, i tre rifuggono ogni autorità genitoriale, sono coalizzati nel deridere il padre con grasse risate e frecciatine umilianti ogni volta che apre bocca, copiano le ricerche dai siti Internet e se ne vantano, si nutrono solo di popcorn.
In definitiva, una famiglia costruita interamente su dati Istat.

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Appunti Sparsi Tra Il Pranzo E La Cena/4

pensato da Jonlooker il giovedì, 28 febbraio 2008,08:22
  • Una ragazza si fa portare in giro, in mezzo al mare, da un pescatore ottuagenario con una barchetta scasciumata che si chiama Salvatore (la barca), mette le mani nell'acqua per il contatto con madre natura, si apre un tornado di anacronismi in cui lei è a casa a preparare pesce in busta ma, contemporaneamente, con una valigia che neanche al tempo degli emigranti, si fa portare su una casetta ubicata nei pressi della prigione del Conte di Montecristo,  dove la aspetta una cena con gli amici. E che cosa le hanno preparato? Pesce in busta. E' come se chi abita in Tirolo facesse la fila al Mc Donald’s per il Tirolese. A quanto dice lo spot di That's amore Findus Grigliata Mista, questo comportamento sconsiderato si chiama "mangiare positivo".
  • Tezenis e Giulietta e Romeo, un'accoppiata che non comprendo, ma  me ne farò una ragione. Quello che dà da pensare è che finché non hanno detto di cosa si trattasse, pensavo fosse uno spot per la scuola per gli allievi ufficiali dell'Esercito, giuro.
  • Mio caro signor Lippi, ho capito che deve fingere di saperne qualcosa ma che invece non ha idea di cosa stia parlando, quindi l'aiuto io con un consiglio, se mi permette. Quando cerca di convincere gli anziani con allettanti proposte di finanziamento, sostituisca la dizione "qualche piccolo problemino" con "protesti e pignoramenti", così capisce anche l'ufficiale giudiziario e ve la sbrigate insieme.
  • Avvistata Alessia Mancini in una televendita in cui sceglie gli accessori Chicco per il nascituro con l'aiuto di GERRY SCOTTI. A parto avvenuto, esigo che disquisisca sulla pipì da campioni. Intanto, per ingannare l'attesa, continua a  sfinire la futura levatrice Wilma de Angelis, trastullandosi sulla solita sedia semovente. «Il bello di queste poltrona è che mi permette di essere indipendente anche nelle mie condizioni». Che le donne incinte che lavorano fino a una settimana prima della scadenza di ribellino, per favore.
  • Fusion Power è nuovo, è Stealth, cioè cercate di capire; il paragone con il rasoietto Bic del Medioevo è l'unico che ci fanno vedere, ma non vi preoccupate perché io ho la versione Power senza Stealth e posso dirvi che la differenza c'è, eccome. Il mio è verde, quello è nero. E questo è il meglio di un uomo, siamo messi malissimo.
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¿Entiendes?

pensato da Jonlooker il mercoledì, 27 febbraio 2008,07:34
La bella Alessia Marcuzzi piace perché non se la tira.
Certo una sola volta avrebbe potuto tirarsela, cioè nel momento esatto in cui il suo agente è corso da lei col contratto della Danone in mano strillando raggiante «ecco, è arrivata la svolta della tua vita!». Purtroppo, invece, l’estroversa presentatrice ha mantenuto la sua condotta e ha accettato, finendo per essere ricordata anche come quella che si impiccia dell'attività intestinale altrui. A quanto pare, la signorina Marcuzzi ispira confidenze che non fareste nemmeno ad un gastroenterologo sul punto di operarvi, per cui c'è sempre un viavai di donne che bussano a casa sua.
Le sue amiche le fanno visita solo per quello, fateci caso. Come quelli che hanno la casa in piscina e gli amici che vanno a trovarli hanno sempre casualmente un costume da bagno nella borsa.

Nello spot in esame, in particolare, una signora con l'iperventilazione del centometrista nel deserto suona trafelata il campanello e nel contempo bussa alla porta, con una fretta che lascia sospettare che forse l'Activia già lo conosca. Alessia arriva subito perché, siccome ha una casa costruita interamente da lastre di vetro trasparente, aveva già visto la sua amica da quattro stanze più in là (per inciso, guardate come le hanno decorato la casa, fa desiderare che una valanga se lo porti via). Fa accomodare l'atleta e comincia il pezzo kafkiano.

Alessia: «Faccio colazione e poi usciamo». Per fare colazione, ignora il divano verde bifidus e si siede per terra (forse per ricordarci che i migliori pensatori illuminati odiano le seggiole) e prende una confezione di yogurt. Stavo per preoccuparmi seriamente, perché non se l'era versato in una ciotolina in ceramica di Caltagirone e non l'aveva spruzzato di lime o perlomeno decorato con amarene a forma di cuore, ma ho ripreso fiducia quando ho visto che l'aveva poggiato sullo stesso piatto preteso dal gatto Sheba; così si fa, Alessia, fagli vedere che anche tu c'hai stile.

Orbene, che cosa abbiamo visto finora? Alessia Marcuzzi che si alza per aprire la porta, si risiede mollemente allungando il braccino per prendere lo yogurt e non arriva al divano perché fa troppa fatica ad arrivarci e mangia per terra. Sbagliato! Questo è quello che abbiamo visto noi, che siamo sciocchini e ingenuotti. La sua amica ha invece letto nella maniera giusta questi comportamenti da bradipo pentadattilo e salta fuori con la clamorosa esclamazione «sei sempre così dinamica!» ma tu stai scherzando, vero?

Vediamo di approfondire, però: se ricordiamo il paragone con il proprietario della piscina, sappiamo anche che l'argomento va pur tirato fuori, anche se in quel caso è sufficiente dire «che caldo che c'è oggi eh?» il padrone di casa capisce e pronuncia le magiche parole: «Non è che vuoi fare il bagno?» ma certo che no, ma si dà il caso che io abbia il costume. Perfetto, tenendo a mente questo, si può capire che l'amica di Alessia non poteva esordire con «oggi, come tutte le altre volte, esco con te perché voglio un lassativo» e ha scelto questa frase disperata per l'approccio al problema e intanto gliela butta lì «io oggi mi sento un po' gonfia», una frase che non c'entra niente, se piuttosto diceva «guarda, Alessia, la tua casa mi fa schifo» almeno era una verità con la sua ragion d'essere.
L'aggancio però c'è stato, la Marcuzzi abbocca: «ma prendi un Activia allora». Activia, la risposta ad ogni problema, si sa che son tutte amiche sue per quello. Segue un momento di vibrante tensione perché la paziente è in quella fase in cui non si ammette di avere un problema e l'aggredisce offesa: «PRENDO GIA' LO YOGURT!» Alessia, la psicoterapeuta degli stitici, conosce bene queste reazioni naturali e si astiene dal tramortire l'amica di schiaffi, cinguettandole invece amorevolmente che Activia «è diverso», glissando in cosa consista questa diversità e passando ad illustrare con colori pastello come nello yogurt ci sia una serie di creature minuscole dai nickname in latino che sfondano i posti di blocco e mettono ordine a piacimento nello stomaco, sotto lo stendardo della "naturale regolarità".
In atre versioni (che purtroppo ho trovato solo modificate da umoristi da rinchiudere, la dignità mi impedisce di linkare) si susseguono terapie di gruppo in cui ogni figurante di Roma e dintorni ha deciso di raccontare la propria vita intestinale.

Ciò che resta di questi spot è l’esilarante girarci attorno delle protagoniste, che parlano di essere gonfie, si dicono stanche, potrebbe essere lo spot dell’Antalgil e nessuno se ne accorgerebbe, metafore e parafrasi si sprecano.
Per capire cosa succederebbe se non si ricorresse a queste sofisticate figure retoriche, guardate questo. Imbaràzzati adesso, cretina, potevi pensarci quando, nella casella sul consenso alla diffusione dei dati personali, hai barrato “sì”.

L’ultimo arcano (comune anche a questa elegantissima versione spagnola) è quello del “soddisfatti o rimborsati”. Per dimostrare che l’Activia non ha funzionato devo portare io le prove o mi vengono a casa loro?
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Le Freak, C'est Chic

pensato da Jonlooker il martedì, 26 febbraio 2008,07:30
A volte penso che il mio compito non sia poi così difficile,  in fondo gli spot se le vanno a cercare quanto a squallore, son bravi tutti a sparare sulla Croce Rossa. Quindi, per il puro gusto per la sfida, ho deciso quest'oggi di trattare di uno spot universalmente molto amato, vale a dire lo spot Chanel di Baz Luhrmann, interpretato da Nicole Kidman e Rodrigo Santoro; quest'ultimo lo cito per pena, perché tutti dicono «lo spot con Nicole Kidman» come se lui avesse solo portato i tramezzini. Probabilmente è stato anche pagato in tramezzini, poiché del suo compenso non è importato niente a nessuno. Dell’ipoespressiva Nicole, invece, si sa che è entrata nel Guinness dei primati in quanto è stata la prima (e credo finora l'unica) ad aver arraffato tre milioni di euro per uno spot, anzi, per lo spot che è costato in tutto qualcosa come otto milioni di euro (tramezzini inclusi).

Bello è bello, non c'è che dire. Luhrmann ha riciclato qualche elemento di Moulin Rouge, ma senza farlo pesare eccessivamente, le musiche sono indovinate e coinvolgenti; l'idea è quella dell'attrice strapagata che dà di matto e scappa per un po', incontrando un ragazzo qualunque (le lettrici mi diranno con che percentuali si fanno incontri del tutto casuali con un modello italo - brasiliano) che ovviamente non ha idea di chi lei sia, essendo un intellettuale che si estranea dall'universo. Lei che, vestita col 55% degli struzzi del territorio argentino, rifugge i flash come se fosse inseguita dai Vietcong, finisce nel suo stesso taxi e all'insegna della semplicità decidono che il posto migliore per fare quello che devono fare è senz'altro un'enorme scritta luminosa di Chanel. Seguono considerazioni sulla pace virgiliana e sollazzi vari; lui, che è intellettuale, mica stupido, le chiede di andare via insieme.

Nella versione estesa, che non sono sicuro sia stata trasmessa in Italia, un foglio dello script di Moulin Rouge finisce per sbaglio in quello dello spot, per cui, grazie presumibilmente a una cimice nel suo fermaglio, l'attrice viene scovata nella sua tana da quello che, per amore della finezza, chiameremo "il suo agente", che le ricorda con solerzia gli impegni previsti per il giorno successivo, ma d'altronde, siccome she doesn't care about tomorrow, non sembra che il problema sia di facile soluzione.

E invece tutti stabiliscono che la cosa migliore è che lei torni a guadagnare miliardi mollando il giovane, che getterà gli occhiali da vista e continuerà a rimirarla, sempre abbarbicato come un gargoyle alla torre griffata più alta della città.

Tomorrow è arrivato, Nicole sale le scale coperte dal tappeto rosso verso un importantissimo evento, ma ad un tratto si ricorda di aver spezzato il cuore di qualcuno e si volta, senza dispensarci dallo sguardo "ho visto un fantasma" che tanto ci piaceva in The Others, ma che adesso basta, eh?
Per mettere una definitiva distanza tra l'attrice e il garzone, la telecamera ci offre la vista di un gioiello da rapper, creato apposta per l'occasione da Lagerfield con tutti i diamanti della Sierra Leone.

Spot complessivamente di grande effetto, dicevamo, ma sfracellato in maniera indegna, nella versione italiana, dal doppiaggio e dai tagli con le forbicette per le unghie. Lui d'improvviso perde tutta la freschezza dei suoi trent'anni con una voce analoga a quella del re Mufasa, una coltre di polvere lo inabissa. Lei è il ritratto della nevrotica scoppiata con quel «vadaaaaa» o «adoro ballareee», un delirio, fermatela. Lui continua a dire qualcosa con lo charme del nonno della Valle degli Orti , lei taglia corto con un decontestualizzatissimo «è il nostro sogno», il suo bacio il suo sorriso il suo profumo. Fine.
Otto milioni di euro nel Minipimer.

Se non altro, abbiamo imparato che al mondo è tutto relativo. Cioè, otto milioni di euro per uno spot sembrano tanti, ma in proporzione sono molti di più i sessanta euro dati ai doppiatori.

Per un pugno di dignitosi sottotitoli, io mi sarei accontentato di un paio di tramezzini.
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Una Serata Di Emozioni

pensato da Jonlooker il lunedì, 25 febbraio 2008,07:32
Nell'infinito archivio delle pubblicità prive di senso, un posto di rispetto spetta (sono il marchese dell’allitterazione) al nuovo arrivato, lo spot della New ("nuova" è una parola per vecchi) Renault Clio.
Per chi avesse la fortuna sfacciata di non conoscerlo, la trama è la seguente.

Siamo in uno di quei locali trendy dove l'illuminazione è affidata a ellissi orrende che pendono dal soffitto, le zone sono separate da lastre di vetro montate su un supporto di diverso materiale; se non riuscite ad immaginarle, tenete conto che sono identiche in tutto e per tutto ai vetri separatori delle carceri nella zona visite, solo senza il telefono.

Come tutti i locali cool, chiunque dalla strada può vedere l'interno perché è in uso il sistema acquario, per cui non solo ci è concesso di ammirare in vetrina i clienti, ma anche e soprattutto di scorgere un cartello con scritto "Speed Dating"; ora, spendiamo due parole per questo cartello, una diapositiva "solo titolo" del Power Point, illuminato dall'alto da una luce tecnica fioca come un lumino del campo sacro. Non s'è speso un centesimo per una stellina adesiva, un cartoncino Bristol colorato... una tristezza allucinante.

E chissà per quale motivo dovrebbe importarcene qualcosa di un manipolo di persone che scelgono l'amore in una serie quaresimale di incontri al buio di 200 secondi ciascuno (preziosa informazione carpita da Google).
Ma visto che ci siamo, facciamoci i fatti degli altri e scegliamo una ragazza a caso nel mezzo di questa sua elettrizzante avventura.

Il primo pretendente è un cretino. Ha tre minuti e mezzo scarsi per farsi conoscere e la gela con «Ho trent'anni (bugiaaardoooo) e amo i soldi»  e poi ride istericamente. Immagino che siamo tutti d'accordo sul fatto che poteva tranquillamente restarsene a casa.

Il secondo è un elemento già più corposo: giacca beige e camicia a righe in tinta, maglione color prugna sulle spalle e un foulard di seta lucida, di quelli che vi regaleranno per i sessant'anni e che voi userete per soffiarvi il naso quando ne avrete settanta.

Si dice che le donne amino l'uomo legato alla famiglia e che le coinvolga nel suo mondo e lui possiede questi requisiti: ha portato delle foto per farsi conoscere ed io lo trovo delizioso:

La casa dei suoi (il ritaglio di una pagina di "Ville&Casali" del 1992)
Lo yacht di papà (e qui è lampante l'attaccamento alla famiglia; è l'uomo ideale, secondo me)
Un purosangue regalato a Natale (un fotogramma a colori di Furia il cavallo del West).

Eppure, a dispetto di ogni pronostico, il nostro Seth Cohen dieci anni dopo non è piaciuto; che donna incontentabile, un'occasione del genere.

Il terzo ha un aspetto muccinosamente depresso, guarda la donzella con sdegno e schifo e mette subito i puntini sulle "i": «Non lavo i piatti, ma li asciugo». Ora, invece di sputargli in un occhio come l'orgoglio che non ha dovrebbe suggerirle, la ragazza sorride illuminata con l'espressione «Sei tu l'uomo della mia vita, Astra Magazine non sbaglia un oroscopo» e senza remore accetta l'invito di un faccia da pesce appena conosciuto e del suo vaghissimo «andiamo a prendere qualcosa da un'altra parte, mmm?» ma sì, perché no, chi ci crede alla cronaca nera, portami dove vuoi e, mi raccomando, porta la mannaia.

Quando escono verso l'ignoto, si scopre una cosa simpaticissima: hanno tutti e due la stessa auto, marca e modello, cambia solo il colore; i due si guardano come se la cosa non fosse statisticamente possibile, per poi andarsene con l'auto di lei, già abbastanza azzerbinata da fare da chauffeur all'uomo, che probabilmente le avrà piazzato un'uscita del tipo: "Non mi va di guidare l'auto, però mi piace guardare il paesaggio", cementando il repentino innamoramento.

Gli scartati, tra cui, inediti, la controfigura dei flashback di Don Johnson e il padre del gentiluomo che ha portato le foto, commentano increduli con travasi di bile la scelta della signorina. Se vi piace giocare a "trova le differenze", al collo primo pretendente (il cretino) si materializzano degli occhiali da sole e scompare la cravatta, a questo punto spero che non sia lui; non capisco, chi sei, Arturo Brachetti?

Per restare in tema di frasi dementi, il claim è "Segno esteriore di ricchezza interiore".
Dunque, ne viene che: quelli ricchi amano i soldi sono tutti vuoti e aridi, l'uomo vero invece fuori è un cafone però vedrai com'è ricco dentro, fatti portare con la tua auto nel luogo più isolato che conosci.

Mah, non lo so, signor Renault. Aspettiamo almeno di leggere la cronaca del Corriere domattina, così, per sicurezza.
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Tutta La Verità

pensato da Jonlooker il venerdì, 22 febbraio 2008,08:39
Oggi ho intenzione di mantenere un profilo di compostezza e ciò per le grandi rivelazioni che sto per farvi; ho deciso di svelare al mondo (vabbè, quei dieci che leggono questo post spargono la voce, facciamo così) il contenuto secretato dei dossier sulle strategie promozionali Vodafone. So di rischiare la vita, ma sento di dovervelo (ho sentito qualcuno di voi dire <<anche no>>, spero di aver sentito male).

Come ancor oggi pochi sanno, i massimi vertici di Vodafone strinsero un patto segreto, così tanto tempo fa che l'accordo è noto come "Omnitel-Gale"; esso consisteva (e consiste ancora) nel confezionare trenta secondi a significato zero, per disorientare lo spettatore e distoglierlo dai piani tariffari senza convenienza, conosciuti col nome in codice "imperdibile offerta".

Missione alfa: "Stordisci il maschio" Si prende una signorina australiana alimentata a steroidi per cavalli (in realtà, la spietata agente Gale), la si veste poco e la si unge a dovere, la si fa arrampicare su un'altissima costruzione. Fondamentale perché il trucco riesca: appena attacca la voce fuori campo, la ragazza deve togliersi la giacca e restare in reggiseno sportivo. Se i tempi concidono a dovere, nessuno si ricorda più nulla di ciò che è stato detto, ma sente il bisogno impellente di comprarsi una ricaricabile.

La missione, ovviamente, doveva essere ripresa più volte nel corso del tempo, altrimenti c'era il concreto rischio della totale perdita di presa sulle menti suine.
Uno dei richiami più efficaci è quello della missione "Eyes Wide Shut", o ancor meglio il gioiello delle missioni anti assimilazione, la famigerata "Omniche?!?"

Il successo dell'operazione portò ad allentare la pressione; le percentuali di acquisto si erano pressoché livellate a quelle delle Tim, si aprì il nuovo ciclo di operazioni Vodafone.
Nel frattempo si fece Natale e si tentò un nuovo approccio, con la missione "Copriamola un po'"; certo, l'agente Gale era sempre nuda sotto il cappotto, ma intorno, a confondere le idee, c'erano tanti bambini che la salutavano e lei parlava, tra l'altro con quella leggerissima inflessione. Le menti più accorte già capivano che qualcosa stava cambiando.

Purtroppo, proprio quando la popolazione comprava sim e cellulari come se fosse pane, improvvisi dissapori hanno interrotto la collaborazione dell'ottima agente Gale, che con inspiegabile testardaggine rifiutava una mastoplastica, ritenuta dai piani alti (anche alla luce degli studi approfonditi della rivista scientifica di fama internazionale "Novella 2000") indispensabile per continuare con efficacia le missioni.

Si optò comunque per una soluzione da tutti ritenuta saggia, quella dei nuovi eroi.
Calciatori selezionati tra mille e mille per le loro spiccate doti di recitazione e per la serietà  con cui affrontano le missioni. Con queste premesse, nessuno si aspettava ciò che invece è successo.

Sfortunatamente, infatti, lo straordinario talento non è bastato a continuare il gran lavoro svolto dall'agente Gale e i risultati della complessa missione "Raschiamo il fondo del barile Germania 2006" sono sotto gli occhi di tutti; nello stesso anno il Decreto Bersani diventa legge, prova inconfutabile dell'esaurimento dell'effetto di intontimento dei tempi in cui imperava l'accordo "Omnitel-Gale".

Oggi i consumatori sanno che scegliere tra le impedibili offerte significa sacrificarsi col meno peggio, servono nuove strategie. Ecco perché si spera nelle innovative missioni "Idiota", in cui si tenta il tutto per tutto con scene da cubo di Rubik, con la preziosa collaborazione del calciatore più acuto e della sua stridula moglie, che si finge abilmente esperta informatica, imperversando nelle città con smorfie e versacci atti a dissimulare la sua brillante preparazione. I mezzi a disposizione consistono in frasi senza costrutto su salsicce e notti stellate, alberi negli appartamenti, ragazze che scrivono con la panna sulla schiena del fidanzato "6 libero", l'agente Blasi che preferisce suscitare l'indignazione della FAO scrivendo la medesima frase da sms sprecando un quintale e mezzo di torte.
In altre parole, un nuovo tipo di disorientamento sistematico che, secondo gli esperti, dovrebbe portare lo spettatore a chiedersi dove stia il filo logico, dimenticando il contenuto truffaldino dell’offerta proposta, lasciando comunque affetto e simpatia nei confronti dei personaggi.

Non sono particolarmente ottimista.
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Appunti Sparsi Tra Il Pranzo E La Cena/3

pensato da Jonlooker il giovedì, 21 febbraio 2008,08:34
  • Gli utensili per la cucina della Prova del Cuoco sono superati in bruttezza solo da quella batteria di padelle di Titti e mestoli di Duffy Duck della Warner Bros che tempo fa  cercavano di propinarci, non ricordo se con i punti delle merendine o con le uscite settimanali; nel primo caso, puro masochismo nel collezionare centinaia di punti per una tazza col becco; nel secondo caso, l'attesa dell'uscita in edicola sembra piuttosto il tempo, sempre troppo breve, tra la sentenza di condanna e il lavoro del boia. Detto questo, se ad aprire il foglietto illustrativo saltasse fuori la musica de Le Tagliatelle di Nonna Pina, accenderei un fuoco nel lavello e cercherei di cacciare tra le fiamme lo spietato spirito maligno.

  • Oral-B Vitality: è sempre bello e rincuorante notare con quanta professionalità i ricercatori Oral-B, nel prendere visione di una realistica schermata che mostra una specie di muschio verde sul colletto dentale, simulino autentici conati, guardandosi accumunati da un significativo disgusto.

  • Come gentili lettrici e lettori hanno prontamente segnalato, il delicato Ronaldo non è calvo, pertanto non è credibile come testimonial della Crescina. Il risultato è ancor peggiore se ripensiamo al fatto che, quando il dentuto calciatore s'è presentato per la prima volta in pubblico con le sembianze di un clown (meraviglioso non è stato mai, ma è stato capace di peggiorare, per poi grazie al cielo rinsavire parzialmente negli ultimi tempi), ha rilasciato una settantina di interviste in cui diceva apertamente di farsi schifo e di trovarsi scomodo coi capelli, ma che li teneva perché gliel'aveva chiesto il presidente del Milan (...); ciò rende tutta l'idea dello spot ulteriormente falsa. A questo punto prendiamo Keira Knightley per American Diet System Giorno e Notte, a scuotere le confezioni per far vedere che sono «anche vuote», che tanto pesava trenta chili anche prima.

  • Dopo che ha annunciato, insieme al marito, di essere in dolce attesa, in un modo originale e da copiare [cioè en passant (=pacca sulla pancia) in uno spot sul detersivo per lavastoviglie], la bella Alessia Mancini viene impiegata in tutte le televendite delle poltrone alzapersone, quelle che si chiamano con i nomi delle peggiori soap opera del pomeriggio. Certo, lo faceva anche prima, ma stava in piedi e la consigliava agli anziani. Ora va solo su e giù con lo schienale, col telecomando, ripetendo con aria complice: «questa poltrona è proprio di grande aiuto, SOPRATTUTTO PER ME».

  • Nell'ultimo spot Wind-Infostrada, Fiorello decide che il pubblico non deve guardare lui e il vetusto Mike, perché se no non si ricorda del prodotto, così ci tocca una schermata nera. Cosa c'era scritto? Ah, che ne so, ero impegnato a sentire le voci, io.
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La Prima Legge Di Murphy

pensato da Jonlooker il mercoledì, 20 febbraio 2008,08:26
Quest'oggi ci occuperemo di un caso disperato, un combinato vincente tra iella cruda e stupidità cocente.
Siamo stati messi al corrente, grazie ad Actimel, che esiste una signora dai capelli rossi e tutte le altre caratteristiche del fenotipo irlandese, che in quanto a vicissitudini sarebbe schifata dai paria.

Per prima cosa, lavora al portatile di notte, sfigurata dalla stanchezza, in camera da letto ma nel buio più totale, perché non si sa mai che svegli il marito insensibile, che dorme e si rigira nel letto senza un granello di senso di colpa. Per lo spot è "vita intensa", per me è iella da manuale.

L'alba seguente, con un completo pantaloni del pigiama-canottiera di Intimissimi color desolazione (lo stesso con cui si rovinava la vista la notte prima) e per di più a piedi nudi, la signora sfida la tempesta del secolo per salvare un quotidiano, che già da molto ha superato la consistenza necessaria per essere utilizzabile come impasto base per la cartapesta di Art Attack. Per lo spot si tratta di "il freddo", ma i suddetti indizi porterebbero chiunque altro sull'ipotesi della stupidità.

Sopravvissuta a chissà quanti scippatori, grandinate e bucce di banana lungo la strada, in qualche modo la nostra amica è riuscita a prendere un treno, ma appena scende si accorge di averci lasciato su il telefonino, più precisamente su quella mensoletta poggia oggetti.
Ecco, se come me vi capita di prendere un treno di tanto in tanto, saprete che il porta oggetti altro non è che un pezzaccio di materiale indefinito, che sotto prosegue in un cestino del rifiuti, se così si può chiamare quella tagliola mortale concepita sulla falsariga del Coccodentista, in cui nessuno metterebbe nulla per paura di lasciarci la mano.
E saprete anche che, per la sporcizia e le macchie terrorizzanti che ne ricoprono la superficie, toccare la mensoletta significherebbe dover perdere poi il resto della giornata al pronto soccorso per farsi fare l'antirabbica. Giocoforza, la nostra protagonista non risiede in Italia, perché la mensoletta in questione è di vetro temperato ed è collocata in un treno pulito; quindi, mi rendo conto che è difficile da accettare, ma pare -dico pare, non vorrei strabiliarvi con notizie non vere- che da qualche parte esistano dei treni puliti.
Tornando a noi, la tragica scoperta dell'assenza del cellulare viene subito seguita da una disperata corsa nel tentativo di recuperarlo, mani che picchiano il vetro, richiami inconsci a tutti i film tragici che conosco in cui c'entri anche solo incidentalmente un treno.

E' il momento del pranzo: la signora è in una tavola calda; con sollievo scopriamo che non indossa più il pigiama, con sgomento constatiamo che persevera nel vestirsi color cadavere. Grazie alla sua perniciosa sfortuna, ha scelto il locale numero uno nella lista nera dell'ufficio d'igiene, dove un ometto con la sinusite dà ad intendere di essersi soffiato il naso con l'insalata dei panini e rimarca il tutto con qualche bella strofinata. Il cliente dopo di lei fissa il panino con sospetto, lei invece accetta tutto con lo sguardo dello schifo che incontra la rassegnazione e ringrazia pure; probabilmente porta un cilicio. Ignorando tutto ciò, lo spot riassume l'increscioso accaduto con la criptica dicitura "E i batteri".

Invece di comunicarci se finalmente le è stata sciolta la prognosi, ci spiegano che la nostra amica beve ogni mattina una bottiglietta di Actimel. Un'efficace simulazione 3D raffigura un uomo azzurro fluorescente e circondato da una mistica aura di bianco, che si moltiplica gagliardamente quando l'essere beve il super liquido, mentre l'interno del suo corpo si infesta di pericolose lucciole mutanti. Questo dovrebbe invogliarci a strafogarci di Actimel (suppongo), ma fa ulteriormente a pugni con la frase "Comincia bene ogni giorno": quella lì ha intercettato i malocchi dell'emisfero boreale, se mi dite che aveva pure cominciato bene la giornata, la mia pena per lei potrebbe straripare da un momento all'altro.

Non avrei mai pensato che l'avrei detto, ma credo di sentire la mancanza di uno spot dell'Actimel di qualche tempo fa; dialoghi maturi, ritmi scattanti.. Non era poi così male la storia della bambina che faceva le torte di fango.
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E Il Prossimo Anno Al Festivalbar

pensato da Jonlooker il martedì, 19 febbraio 2008,08:34
Lo so che di solito è buona regola adoperarsi in uno straccio di introduzione, ma qui la constatazione è cristallina: la Ferrero è un pozzo di pessime meraviglie.
Vi sottoporrò oggi, se vorrete, la scenetta preparata per Kinder Delice, che ha per protagonisti una madre che in un recente passato era segretaria di Hugh Hefner, un ragazzino con la faccia da schiaffi e la sua band di marmocchi, che guardando TRL tutti i pomeriggi hanno capito che con un paio di filastrocche composte con l'ausilio delle letterine magnetiche (o di quelle dello Scarabeo, qualora voleste cimentarvi) chiunque ha i suoi tre minuti Woodstock.

I primi dieci fotogrammi servono a farci percepire nel minor tempo possibile che la signora probabilmente vive ancora in casa del signor Hefner, perché l'abitazione è un villone stratosferico immerso nel solito verde tanto lussureggiante che se non era per un pezzo di cielo che spuntava dall'amazzonia, io a quest'ora stavo a raccontarvi che il tutto si svolgeva di notte. La madre attraversa un ampio cortile di ghiaia con un piatto in mano; la ripresa dall'alto ci svela che la band di under 12 suona in una specie di garage col tetto spiovente e tegole in cotto... piuttosto una dépendance, temo costruita apposta. Ci sono dei poster appiccicati a caso sulle pareti, tutta l’area ospita chitarre che spuntano da ogni dove; più che un garage, il retrobottega del liutaio.
La premurosa genitrice si avvicina al chiasso (perfettamente in acustica nonostante si trovi nel bel mezzo delle Ardenne) e osa esordire con timore reverenziale: «Ragazziii...» al che viene subito interrotta dal lagnoso pargolo, che raglia petulante: «Ma mamma, stiamo provaaando».  E' vestito come Vasco Rossi, T-shirt rossa e giacchetto verde militare, la voce rauca e il risvolto sulle manichette; il libro cuore del terzo millennio. Non odiarlo è difficile come lo era ai tempi finire una Fruit Joy senza masticarla (semplicemente perché era noioso, col senno del poi). Guarda la madre col livore "stai invadendo il mio spazio" tipico adolescenziale, ma lei non è affatto turbata da questa reazione, perché ha visto tutte le puntate di "Operazione Tata" e sa che non deve prendersela col figlio e punirlo, bensì plagiarlo con subdoli trucchi psicologici per il resto della sua vita. Comincia subito a mettere in pratica la tecnica e come il Mephistopheles faustiano sogghigna «Eeeh già... le rockstar non fanno merenda..» mettendo tra l'altro il piatto in posizione verticale, togliendo ogni dubbio: negli spot il cibo è incollato sui piatti con la colla bicomponente. Ma, che ve lo dico a fare, i ragazzetti non sono particolarmente colpiti da questo dettaglio e s'illuminano, saltano, abbaiano... La femminuccia aspirante Bratz, fino a quel momento manichino epilettico che sorreggeva un inutile microfono spento, abbozza un sorriso e si appropinqua all'agognato pasto. Il membro del gruppo proveniente dalla scuola materna, riconoscibile, oltre che per la statura che lo assimila alle assi del pavimento, per il truzzissimo anello al collo (per la serie: la brutta esperienza di Frodo non ha insegnato niente a nessuno) mentre imbraccia uno strumento appartenuto ai Rolling Stones (apparentemente senza corde e con l’elemento decorativo peggiore immaginabile: un paio di quei fiori di gomma che si mettono sul piatto della doccia per non scivolare), perde totalmente il controllo e comincia a indicare febbrilmente la merendina, urlando con la voce di uno che ha imparato da poco tutto l'alfabeto «E' Kinder Delice!» sì, è Kinder Delice, non il santo Graal, ne avrai già viste nella tua vita, no? L'unica spiegazione che mi do è che i suoi genitori lo nutrano a macrobiotico e che lui approfitti delle visite agli amichetti per sfogare i suoi crucci alimentari.

Segue la solita messinscena degli alimenti che si abbracciano: un quarto di latte e un tuorlo d’uovo piombano nella farina, latte e cacao si scontrano a secchiate e un magma marrone soffoca un innocente rettangolo di pan di spagna.

Il punto che tutti aspettavamo, cioè l’apice della tristezza, si concreta nel grande lampo di genio del nostro Pete Doherty: «Hey ragazzi… ho avuto un’idea per nome della beeeend» ovviamente detto con la voce di uno che ha passato tutta la notte sul tetto a fumare sigari e a deglutire lamette. L’originalità che contraddistingue ogni piccolo consumatore gli ha suggerito di farsi ridere dietro chiamandosi “The Delice” e finisce che tutti fingono di suonare con inutile trasporto, la bambina continua a saltare tarantolata e a reggere il microfono senza emettere alcun suono, la tragedia dei nostri tempi trionfa con un drammatico vocalizzo del Finley.
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Il Più Lontano Possibile Da Me

pensato da Jonlooker il lunedì, 18 febbraio 2008,08:47
Se c'è una cosa che reggo a stento, è tutta la promozione dello yogurt che, rispetto agli altri, esiste al solo scopo di ossessionarci: la crema di yogurt Müller.

Intanto, che si faccia il punto una volta per tutte: è banalissimo yogurt, è inutile elevarlo a crema, è assurdo quanto quelli che chiamano "microfiltrata" l'acqua di rubinetto imbottigliata (Come andrebbe chiamata, se no? Acqua di rubinetto imbottigliata, secondo me).
L'altra trovata posh è l'affermarsi dello zucchero d'uva. Che cosa mi dovrebbe significare questo zucchero d'uva? Perché non ci mettete quello normale, così la vostra crema di yogurt la smette di essere acida come fegato di  maiale?
[A questo proposito, i miei fidi consiglieri mi obiettano scandalizzati che sono i fermenti lattici a rendere acido lo yogurt; ma io ho la prova che anche lo zucchero fa la sua parte; ho fatto esperimenti di grande serietà, il cui risultato principale è: la proporzione ideale tra zucchero e yogurt è di uno a uno. Attenzione però che poi ci si sente male, devo perfezionare la formula.]

Ma l'espediente cattura folle è da sempre quello dei miseri doppi sensi. Ve lo ricordate, per l'appunto, Doppio Senso? Un'androide rifatta (o trans gender, devo decidermi, ma almeno in quel caso quella faccia avrebbe il suo perché) siede su uno spicchio di luna di cartone per imballaggio e s'ingolla di yogurt; poi, siccome il piacere è doppio, spunta la sua seconda testa,  leccandosi le labbra in un modo che farebbe arrossire Brigitta Bulgari. Fate l'amore con il sapore, lasciatevi sedurre...quanta finezza.

A dispetto di quanto detto finora, quelli erano tempi carichi di ingenuità, la punta dell’iceberg, una puntata censurata dei Teletubbies (il sito come al solito fa un macello sonoro della potenza di un'orchestra di ottoni).

Più avanti, la versione Früüp,  o come cavolo si chiama quel brodo probiotico dalla consistenza di olio di pescecane, ci deliziava con uno spot in cui un albero transgenico produce una gran varietà di frutti diversi, con tanti "sensi" alati che ci si fiondano su come se uscissero da decenni di carestia. Qui si ergeva la comprensibile perplessità su come si sarebbero cibati dei frutti; a parte la bocca, che faceva scenate tintobrassiane che non vi dico, ma l'occhio che poteva fare? Ammiccare? E il naso? Non ho ricordi circa la presenza delle orecchie, sarebbe stato interessante il loro approccio con le pesche.

L'apoteosi arriva con quella che credo si chiami Crema di Yogurt Bianco, ovvero come dare un nome rococò a un secchiellino di latte. In un luogo irreale e così bianco da incutere timore, che sembra una di quelle camere in cui mettono i malati mentali a tranquillizzarsi, arriva l'ennesima assatanata in cerca di guai, che con sguardo mollaccioso e con la morbosità di chi da qualche ora è rimasto senza le sue metanfetamine, con voce suadente (che descriverò con due semplici parole: HOT LINE) sussurra: «il mio bianco»; inutile dire che l'avevano già pronto per lei, che appena lo vede lo trangugia  con espressioni facciali imbarazzanti, si sbrodola su un braccio e lecca la goccia caduta, chiudendo così lo spot principe della serie Müller con il colpo di grazia dei doppi sensi da bar.
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