pensato da Jonlooker il giovedì, 31 gennaio 2008,18:43
Secondo me è vero si può trovare l’anima gemella in internet. Guardate i due fidanzati di Meetic: ah, non riescono a staccarsi, che carini. Dev’essere una relazione proprio seria, perché lui ha deciso di presentarla ai suoi genitori, un momento molto emozionante.
Domanda classica «E dove vi siete conosciuti?»
Già, dove?
LEI: era a casa dei suoi genitori, a Roma; in pratica è arrivata da mamma e papà con il laptop sottobraccio, s’è chiusa a chiave nella sua vecchia cameretta (oppure i suoi hanno un salotto schifoso, delle due l’una) e s’è messa a caccia di uomini mentre gli altri erano in soggiorno per il pranzo di pasqua; d’altra parte sia lei che loro si stavano occupando di un pollo.
LUI: A Milano, al lavoro. AL LAVORO?! Insomma all’inizio l’abbiamo giudicato male, sembrava un impiegato grigio e ingessato, mentre invece si crede una versione ambrosiana di Neo, che mentre gli altri lavorano lui c’ha molto di meglio da fare, insomma, è il classico pessimo dipendente, l’archetipo che si svela in quelle statistiche che fanno ogni tanto (“gli impiegati italiani rubano le matite, gli impiegati austriaci sono solo al trentesimo posto” “gli impiegati italiani sono i più tristi, quelli brasiliani sono solo al millesimo posto” Cavolo, in Brasile sarei felice pure io, ma non è questo il punto).
E i genitori di lui, come sono orgogliosi, che bravo figlio.
Come dar loro torto, è bello incontrarsi anche su internet, che due perdenti così devono essere per forza anime gemelle!
pensato da Jonlooker il mercoledì, 30 gennaio 2008,18:34
Certamente l’avrete vista anche voi quella signora che, poveretta, ha dei problemi con la lavatrice.
Ma non dei problemini piccoli.
Un esempio di problemino piccolo è quello che ha un gruppo di tristissime casalinghe, che se fossi io una casalinga me la prenderei per come vengono dipinte, cioè col ricorso allo stereotipo della povera isterica che vive di lavoro domestico.
Infatti non si tratta di donne, ma solo di donne di casa che, sedute al loro tavolo in formica e circondate da linoleum ti raccontano con gli occhi spiritati e i capelli arruffati di com'è dura, per loro, aprire l'oblò della lavatrice e vedere che la maglietta rosso fuoco ha stinto a 90° con la lavata dei bianchi. Chi l'avrebbe mai immaginato.
E' un problemino, si capisce, perché i problemi veri sono arrivare a fine mese con un mutuo trentennale che ti rincorre come un sicario, ma per loro è un problema grosso, l'unico. Poi, questo gruppo di lavandaie seriali vestite come donne Hamish (multicolore però, che non sembrino tristi!) trova la pace con un detersivo che qualunque scemenza tu compia nel riempire l'oblò, lui impedisce ai capi di contaminarsi col colore degli altri. E ciò apre orizzonti infiniti, perché, come spiega una di loro con le pupille dilatate e il tremito nella voce, si ha il tempo per fare «una torta in più».
Ora, non so perché le donne nelle pubblicità abbiano questa smania di fare le torte, ma queste qui che hanno l'aria di lucidare ogni cosa in modo compulsivo sembrano avere la sindrome dello schiavo felice.
Ma torniamo al punto, ovvero alla nostra signora che ha un problema vero con la lavatrice; cioè che questa macchina delle meraviglie, solitamente comandata da signore incantate tipo "Lady in the Water" e popolata da abiti che si animano con fattezze di creature marine, si rompe. Tutto si allaga, oggetti che galleggiano, liti condominiali che si prospettano... uno schifo, via. L'unica è chiamare il tecnico della lavatrice, che come ben sapete arriva vestito come l'operaio dei Village People, solo vecchio, che dopo un attento esame di tre secondi fa la domanda fatidica «ma lei lo usa Calfort?» che invece vuol dire «dammi 'sti trecento euri che sto trovando una scusa plausibile» e lei trasecola, imbarazzata «no (arriva la zappa sui piedi) io ne uso uno economico» che vuol dire «fatti gli affari tuoi, Freddy Mercury, che non arrivo a fine mese e l'anticalcare manco ce lo metto, se non è in offerta al Lidl».
Qui scatta il romanzo d'appendice. Con il tatto di uno dei parenti di David Copperfield (quello di Dickens, non il mago) il tecnico crudele umilia la nostra amica con queste gelide parole «quello economico non lo raccomanda nessuno».
Che siamo in Italia, che senza raccomandazione non vai da nessuna parte nemmeno se sei un elettrodomestico.
pensato da Jonlooker il mercoledì, 30 gennaio 2008,17:37
Le coccinelle sono animaletti deliziosi, ricordano la fortuna, la natura e sono usati dai coltivatori di mele per combattere gli insetti nocivi.
Ah come piacciono ai bambini le coccinelle, con quei puntini neri e le alucce che si muovono velocissime, ma che pure hanno la pazienza di muoversi un po' nella mano di chi li raccoglie, per farlo felice.
Eppure, da qualche parte, delle menti ottenebrate si sono riunite attorno ad un tavolo e, in pieno impeto creativo, si sono dette: «E se mettessimo due coccinelle a copulare selvaggiamente in un'autovettura?! Non sarebbe un'idea fantastica?!?»
pensato da Jonlooker il lunedì, 28 gennaio 2008,19:48
Non è molto chiaro perché, ma Giovanni Rana ignora sovente i suoi molteplici impegni imprenditoriali per bussare ad ogni porta disponibile, con sottobraccio una confezione della sua pasta ripiena, farneticando che li stende tutti lui, li crea li infarina e li concia. Alla visione dell’anziano pastaio, gli italiani dimenticano le perpetue lotte con i Testimoni di Geova e lo accolgono con una gioia sospetta (per non parlare delle telecamere all’interno della casa prima del suo arrivo, ma noi non siamo pignoli), qualsiasi cosa stessero facendo. Sono le cinque del pomeriggio e gli inquilini stavano ballando per una coreografia? Pazienza, è arrivato il signor Rana e quindi si mangia. Si tratta invece di due sposini che mangiano sulle scatole di cartone perché hanno scarso senso dell’organizzazione? Ci pensa lui, che porta tortellini con le pere che sono sempre graditi, e poi le sedie non ci sono, ma i piatti in porcellana sì, ci mancherebbe.
Ma se siete davvero fortunati, zio Giovanni potrebbe legare il pagliaccio nel capanno degli attrezzi ed imbucarsi al suo posto alla festa dei vostri bambini, credo con la pasta sfoglia; beh, è sempre un bel pensiero.
…no…?
pensato da Jonlooker il venerdì, 25 gennaio 2008,19:29
Parliamo di Viakal Plus. Di quella serie di spot in cui quel ragazzo finto impacciato sa sempre come pulire tutte le superfici. Da premettere che la danno, doppiata, anche in Germania, che ci ridono dietro anche le galline. Per incrementare l’ammirazione che lì hanno di noi e per esportare il morente stereotipo dello stallone italiano, è stato messo su questo orrendo teatrino in cui il presunto studente universitario e le sue presunte coinquiline cambiano casa come gli altri cambiano mutande; in controtendenza rispetto a tutti quei poveretti che stanno in subaffitto in postacci malfamati, questi soggetti migrano ora in questo loft, ora in questo attico, circondati da finestre grandissime e parchi verdi sterminati. E vabbè. La pennellata di squallore arriva dal fatto che, inspiegabilmente, ovunque traslochino (a questo punto grazie alla protezione testimoni o in seguito ad ordine restrittivo andato male) c’è sempre una vicina porcona, non saprei dirvi se sempre la stessa, ma è una donnaccia assatanata e anche molto sola, visto che prende a calci la propria dignità (se fosse un uomo sarebbe un pervertito schifoso, ma così secondo loro deve sembrare simpatico o che so io) rendendosi ridicola con scuse patetiche del tipo “mi è finito l’anticalcare, ho perso il gatto” e andando in fibrillazione quando le dicono che il gatto è in camera da letto.
Ma il peggio sta alla fine, nel personaggio della coinquilina, che a queste continue molestie e doppi sensi spinti di una ninfomane che si presenta a tutte le ore in casa sua, cosa fa? Difende l’amico, gli dà preziosi consigli su come sarebbe meglio che non si comportasse da pupazzo inerte, caccia l’intrusa maiala?
Ma certo che no.
Inarca le sopracciglia e fa il broncetto, si indigna e dice «IO VOLEVO FARE UNA TORTA».
pensato da Jonlooker il giovedì, 24 gennaio 2008,16:22
Una volta c’era una bambola delle dimensioni di una Barbie, che però al contrario di quest’ultima non si nascondeva dietro costruzioni familiari di facciata (“questa è mia sorella! Anche queste cinque, certo!”). Aveva un marito ed era sempre incinta, si tirava fuori qualcosa e si scopriva se era maschio o femmina, per dare una spiegazione scientifica. Un po’ démodé oggi come oggi, ma le bambine sembravano soddisfatte. E anche Barbie, formazione familiare di facciata a parte, non era male, era elegante e dava certi party in piscina con amiche e schiuma che ancora tutti si ricordano.
Ma quelli erano gli anni 80 e tra l’altro le Micromachines cambiavano colore a seconda della temperatura dell’acqua e davano 10 a 0 a quei giochi di carte con regole marziane che nessuno sopra i 12 anni è in grado di comprendere.
Oggi ci sono le Bratz. Ecco, queste bambole, chiamiamole così per comodità, ma non sono sicuro che sia il nome giusto, hanno la passion for fashion che, a quanto sembra, è un desiderio irrefrenabile di vestirsi da viado consumato, in un trionfo di lattice e make up che rende Christina Aguilera nel video “Lady Marmelade“ una versione moderna di Mary di “Casa nella Prateria”. Labbroni Made in Taiwan d’ordinanza e una sorpresa sconcertante (ringrazio mia nipote di 7 anni per avermi istruito). Se togliete loro gli stivalacci della tangenziale, scoprirete che non hanno i piedi.
A me fa senso.
Perché queste bestiacce truccate con l’intonaco hanno solo gonne inguinali, pellicce e calzature sadomaso, tanto che se gliele togli, non resta più niente di loro.
E poi certo che i libri di Moccia diventano bestseller.
pensato da Jonlooker il mercoledì, 23 gennaio 2008,17:43
Ad esempio c’è una bambina, tutta caruccia e bionda come una pannocchia, dal viso angelico e, già dai primi mesi di vita, amante della natura e del cibo genuino.
Questa bambina mangia biscotti, che secondo il suo qualificato parere (cito testuale, perché la fonte è autorevole) «sembrano fatti con le uova del nonno».
Non faremo facile ironia su come il nostro raggio di sole potesse spiegarsi meglio, perché detta così il nonno è una creatura ovipara che si sacrifica a sostentamento della sua famiglia.
Infatti, malelingue che non siete altro, l’esauriente supporto visivo ci mostra come ci sia una spiegazione molto più credibile: il nonno (vestito di un turchese pullover in cachemire mentre la nipote preferisce un vestito estivo; come si vede che appartengono a due stagioni diverse) possiede trentotto ettari di campo di grano, dove dozzine di galline pettinate e sicure nell’incedere razzolano, defecano e seminano pulci, sì, così, in mezzo alle spighe (con le stesse spighe con cui poi gli stessi che fanno i biscotti faranno la pasta, non c’è bisogno che ve lo dica).
Quello che più commuove è il precoce talento di questa bambina come cercatrice di uova in un campo sterminato. Sbattuta dal vento persino quando fa colazione in casa con gli infissi sigillati, la nostra giovane estimatrice di biscotti saltella nel podere infinito e trova tutte le uova, senza pestarle mai, poi le ripone in un cestino piatto. Sì, piatto, l’ideale per le uova. Ma la cosa straordinaria è che questo talento si trasmette all’ambiente circostante, in modo che possano trovarsi nello stesso metro quadrato una bambina piuttosto disturbata, galline, uova e mucche pezzate.
pensato da Jonlooker il mercoledì, 23 gennaio 2008,16:56
Vi capita mai, guardando la pubblicità che ci ingoiamo insieme ai pasti ogni giorno, di chiedervi se effettivamente sia proponibile che un pilota d'aereo conversi con un'aspirina, o che si possa davvero finire quello che si ha nel piatto se dalle 19 in poi uno scoiattolo deve rendersi utile in un modo che fa abbastanza schifo? Se la risposta è affermativa, menomale. Perchè ci sarà un sacco di cui parlare.